Blues

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Una capanna di legno vuota, le assi dismesse, la luce filtra scomposta attraverso le fessure, nel buio. Ci sono due foto appese ad una parete. In una due vecchi neri, una coppia. Sono Hettie e Boetius. Nella seconda un altro uomo di colore, molto più giovane. Il suo nome è Honeylips ed ha con sè un saxofono. La vecchia Hettie inizia a parlare. Chiede ad Honeylips se è stanco di stare là seduto su quella sedia, perché non suona più e se senta il desiderio di andar via. Honeylips risponde che la sedia è rotta e che sì, ha voglia di viaggaire, andar lontano, ma che un giorno torner.à Con la benedizione dei due anziani Honeylips abbandona la sua foto e si incammina per la campagna. Un furetto si accorge di lui ed anche una vecchia cassetta delle lettere arruginita commenta il suo passaggio e gli chiede se suonerà per lei. Ed Honeylips suona... Un uomo suona il suo blues. Piedi nudi ed un vecchia tuta da lavoro. Un vecchio commenta. Quello è un blues che porta un cattivo presagio. Quel blues è per Baron Samedi e preannuncia il suo prossimo destino. Le donne di colore, le vecchie esperte del suo culto, si stupiscono che qualcuno osi nominare Baron Samedi. Il blues raggiunge i luogi più recessi, la palude risuona di quella musica ed infine Baron Samedi appare. È furibondo. Chi lo ha distolto dai suoi piaceri? Chi ha osato evocarlo? Il vecchio non sa rispondere. Sa solo che si tratta di un segno infausto. Baron Samedi non perdonerà tale sfrontatezza, cercherà tra la sua gente e troverà quel suonatore di blues...

Dopo il corposo volume di Sharaz-de, la Nicola Pesce Editore pubblica una più esile ma sostanziosa edizione di due storie brevi del maestro milanese, ossia Blues e L’Erede. Entrambi hanno in comune come tema la musica, il blues in particolare e Toppi sceglie un taglio surreale e magico che ci porta nelle terre del sud, tra fantasmi, catapecchie, loa e riti voodoo per immergerci completamente in due storie violente e malinconiche a cui la musica non fa assolutamente da sfondo, ma rappresenta un vero e proprio ingranaggio narrativo. Se la prima venne originariamente pubblicata quasi trent’anni fa su “Corto Maltese”, la seconda è rimasta sinora inedita, in quanto prodotta solo per il mercato francese. Igort nella sua introduzione esalta lo stile solido del maestro, il tratto granitico che ricerca la solennità della pietra e che sfugge alla pagina, la domina e la riscrive, Blues, però, in particolare, ci permette anche di apprezzare il Toppi scrittore. Blues è un cerchio che va a chiudersi. C’è qualcosa che all’inizio ci sfugge, poi Toppi dissemina elementi narrativi, getta dei semi che fioriscono all’improvviso e tutto diviene chiaro, fino a rendere Honeylips un personaggio completo e profondo e quasi troppo stretto in questa storia autoconclusiva. Di Sergio Toppi sono state recentemente ristampate per il grande pubblico anche le storie del Collezionista, in formato edicola, nella collana i Grandi Maestri dell’Editoriale Cosmo che ha completato il ciclo di Toppi con un volume dedicato ad altre storie brevi, sempre risalenti agli anni di “Alter Alter”, “Linus” e “L’Eternauta”.



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