Blues for Lady Day

Blues for Lady Day

“Esistono due tipi di blues, il blues spensierato e il blues disperato. Non canto mai lo stesso blues due volte allo stesso modo”. Così la famosissima Billie Holiday, conosciuta e acclamata in tutto il mondo, cerca di descrivere la sua arte e il suo modo di portare la sua musica in giro per il mondo. La sua vita non è stata facile. Ha affrontato la povertà, il carcere, la vita complessa nel ghetto di Harlem – che resterà nel suo cuore per sempre ‒, le prime esibizioni nei night club nel periodo del Proibizionismo americano. New York è una megalopoli che negli anni Cinquanta è pulsante di vita, di idee, nel club i musicisti cominciano a suonare il blues, compiono lunghe jam session, non c’è confine tra la notte e il giorno: la grande Mela non dorme mai. Billie si affaccia in un mondo che non conosce ma che la incorona immediatamente come sua regina. I migliori musicisti vogliono suonare con lei, accompagnarla nel suo percorso artistico. È una donna forte e fragile allo stesso tempo, ha bisogno sempre più di bere e di usare droga per restare sul palco, perché le sue mani non tremino. All’apice del suo successo sono le sostanze stupefacenti a non farla crollare. Sarà, cantando Strange Fruit, portavoce delle denunce per ciò che accade agli uomini e alle donne di colore nei paesi del Sud degli USA: lapidati, impiccati, sotto la furia insensata e violenta dei membri del KKK e nel tremendo silenzio generale del paese che preferisce ignorare. Ogni spettacolo di Lady Day, così Billie sarà soprannominata, è unico, indimenticabile, coinvolgente. È la regina del blues, la donna che con la sua voce ci fa commuovere ancora oggi, è un simbolo per tutti, una icona…

Paolo Parisi, classe 1980, ha realizzato diverse graphic novel. Ama il jazz e durante una sua intervista ha dichiarato che quando lavora ascolta Coltrane. Blues for Lady Day racconta, attraverso brevi frammenti biografici a cui Parisi abbina un blues, la storia di Bille Holiday. La vita della celeberrima cantante è piena di alti e bassi, di momenti di estrema felicità e di periodi bui. Billie è stata in prigione perché accusata di essere una prostituta e si è poi riscattata diventando una delle cantanti più famose al mondo, osannata dal pubblico e dalla critica, portavoce dell’autodeterminazione degli afroamericani. Sampayo e Muñoz avevano già dedicato una biografia a fumetti alla voce di Billie, una specie di commiato funebre immaginato da un giornalista a totale digiuno: una rapsodia in nero delle vicende umane. Parisi sceglie una struttura più rigida, dove frammenti di quotidiani e articoli realmente apparsi sulle maggiori testate giornalistiche si alternano alle sue tavole, e sceglie non di celebrare un mito ma di farci conoscere la donna che è stata Lady Day, così forte, determinata, così fragile da non poter smettere di bere e di drogarsi. Parisi sembra cercare un segno ancora più rarefatto e semplice per non distrarre il lettore dalla messa in scena, dal valore politico di quello che sta rappresentando sulla pagina. Potremmo definirlo un fumetto notturno, in cui il peso dell’insonnia e dell’attesa diventa cifra e simbolo della condizione umana: nel buio della notte la solitudine diventa insostenibile e i suoni assumono un peso differente. Fa bene al cuore ascoltare la voce di Lady Day, fa bene al cuore leggere della sua vita e lasciarsi cullare dalla sua musica: a lei e a tutti i suoi lavori spetta l’eternità.



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