Capitan Testone

Capitan Testone
Ad ogni nazione il suo patriota. Ce l'hanno tutte un simbolo, un uomo a cui la bandiera, salvo due o tre cuciture, starebbe a pennello. Scrutandolo si potrebbe dire sì, eccolo, è lui, la Nazione! Non è facile, nella vita reale, perché le astrazioni non sono all'ordine del giorno, ma nel fantasmagorico mondo dei comics le allegorie te le regalano assieme al giornale, la mattina, e l'America può così vantarsi di lui, di Capitan Testone! In un universo in cui i supereroi latitano, perché nessuno vuole “una vita piena di rischi del tutto inutili, pericoli stupidi e morti assurde”,  Cap non si tira indietro: senza carta d'identità, se non i colori della Patria, è pronto a sgominare chiunque voglia conquistare il mondo, fosse anche una specie di mostro dagli occhi iniettati di sangue e la testa enorme. Ma che succede se, a missione quasi compiuta, si fanno vivi degli eroi più eroi di lui? Che la guerra del testosterone abbia inizio...
I “cabezonas” di Enrique V. Vegas, inarrestabili parodie di supereroi, film, fumetti dal grande capoccione, si permettono di stravolgere perfino l'intoccabile Capitan America. L'autore spagnolo dimostra di essere a suo agio con qualsiasi tipo di ambientazione: i tratti grassocci e le forme rotonde si adattano al contesto tecno-spionistico (l'elivelivolo delle S.C.I.E.L.D. è un gioiellino) e perfino l'umorismo da “freddura” rimane invariato, una promessa mantenuta, con i suoi pro e i suoi contro. Il paladino della seconda guarra mondiale, l'uomo fuori dal Tempo, la coscienza dell'America reale, risvegliatosi nell'era moderna dopo decenni in ibernazione nel ghiaccio artico è per Vegas, ingiustamente, non molto più di un damerino. Un tipetto con uno scudo ragguardevole e piccole alette ai lati della testa. Come può un intero Paese rispecchiarvisi? Cosa ci vedranno mai in questo tipo col pigiama? Steve Rogers, l'originale Capitano della Marvel, è ben più di questo, ovviamente: irreprensibile e coraggioso, addestratissimo e galante, ancorato a valori e tradizioni  perduti nelle spirali degli anni ma non certo incapace di comprendere (badate bene, non tollerare) le dinamiche del nuovo mondo, quello in cui le guerre si fanno per soldi e i tipi in calzamaglia sono spesso scambiati per i maniaci dai quali vorrebbero proteggere le amate città. È proprio sulla presunta inadeguatezza “temporale” del supereroe che Vegas spinge con maggior forza: il suo Capitan Testone deve il nome alla circonferenza cranica, senza dubbio, ma anche alla testardaggine, al voler essere ancorato ostinatamente a valori che è sempre più difficile far valere. Il terzo millennio è per i machi veri, quelli che avevano capito tutto già dagli anni '80, i rambo: arriva, uccidi, riparti. Niente maschere, niente simboli, niente pulizie. Ma è forse vero che non c'è più posto per gli uomini in calzamaglia? Capitan Testone non la pensa così: lui “ama i panni del supereroe, anche se a qualcuno non piacciono. E poi in inverno tengono molto caldo”, dice. Allora perché non dargli una seconda possibilità? In fondo deve solo modernizzarsi un po', magari comprare una moto. L'importante è non smettere di ricordare, con la sua sola presenza, non quel che una nazione è stata, non quello che sarà. Solo ciò che dovrebbe essere, al di fuori del Tempo, nonostante il Tempo. 

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