Curveball

Curveball

Futuro, più o meno prossimo. L’umanità viene da decenni di costante progresso tecnologico, la qualità media della vita ha visto dei miglioramenti sensibili, e tutti hanno beneficiato di comodità e lussi concessi dall’automazione. Beneficiato? Siamo sicuri? È difficile da dire con certezza, perché a essere onesti la razza umana ha completamente mutato natura: gli esseri umani si sono imbolsiti, impigriti, cullati nella convinzione di non dover mai più compiere determinati gesti. Tutta una serie di fastidiose mansioni era affidata ai robot, ma questi, usurati dagli anni, sono ormai prossimi a rompersi, e sono in numero non sufficiente a soddisfare il fabbisogno. Ci si trova quindi nella paradossale situazione in cui gli uomini non sono più in grado di fare nulla, sempre più dipendenti dai robot. Avery, giovanissima cameriera che lavora a bordo di una nave da crociera, la “Domani per sempre”, è nella difficile condizione di dover dire basta a una storia d’amore che non le ha portato nulla di buono, e che da troppo tempo si trascina avanti con Christophe, incostante e umorale marinaio che porta la storia a vivere degli alti bassi come sulle montagne russe…

Difficilmente Bao Publishing, editore leader nell’ambito delle graphic novel, sceglie di pubblicare autori di basso livello, e anche Curveball sembrerebbe confermare la tendenza a ricercare le voci più interessanti oltre che i grandi nomi. L’autore Jeremy Sorese, esordiente, ha infatti all’attivo collaborazioni di tutto rispetto, con – fra gli altri – “New York Times” e “Washington Post”. Il suo tratto è estremamente diretto e semplice, e nelle tavole la scelta ricade quasi sempre sul bianco e nero, con rarissime incursioni dell’arancione. Molto raro è che le tavole vengano suddivise al loro interno, e predominano le scene a tutta pagina. Le tematiche affrontate da questo fumetto (innovativo soprattutto per gli aspetti grafici) sono topiche e in un certo senso universali: l’amore, segnatamente quello giovanile, e le difficoltà nel rendere definitiva una rottura, l’illusione dell’innamoramento che lascia spazio alla delusione quando si prende coscienza. Non si tratta, però, di un fumetto a tinte esclusivamente rosa, perché i protagonisti si trovano in un futuro distopico e come da manuale per il genere fantascientifico c’è il tema del rapporto fra uomo e tecnologia, che qui assume i connotati di una vera e propria dipendenza. Viene accennata, anche se in maniera soft, la questione di genere: in questo ipotetico futuro non solo ci si rivolge a tutti (uomini, donne e macchine) con il neutro “Mx” in luogo degli obsoleti “Mr”, “Mrs” e “Miss”, ma la protagonista ha un nome (Avery) volutamente ambiguo e che può designare anche un uomo. Il pregio di Curveball è di affrontare in modo leggero e godibile tutte queste tematiche, e a beneficiarne potranno soprattutto i più giovani e gli amanti del genere.



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