Dead Blood vol.1

In questo mondo, nel nostro tempo, Sargas è un vampiro della peggior specie: un tribesmen. Simile a uno scorpione nell’aspetto, come ogni uomo vuole sottomettere altre creature al suo potere, altri uomini. Nel corso della storia dell’umanità non è raro trovare carneficine, guerre, assassinii, desolazione e morte. Ma questa volta la battaglia è più cruenta, gli infetti sono sempre più numerosi, attaccano e devastano senza paura della morte. Perché sono feroci, e non-morti. Non sarà facile per Ihmo e Siro arrivare al covo dei nemici, alla potente Gilda dei Tribesmen.Tutto è cominciato durante l’impero di Alessandro il Macedone. Nel 324 a.C il grande condottiero intraprese un viaggio pericolo alla ricerca di qualcosa che somigliava più a una leggenda che a qualcosa di reale: la Fonte della Vita. L’immortalità è sempre stata una tentazione troppo forte, anche se non priva di rischi e imprevisti fuori controllo. Non è più tempo di nascondersi, ogni vampiro è responsabile dell’infezione che sta distruggendo il mondo, tutti devono giocare la loro parte…

Dead Blood è un mix in cui convivono due fra le creature fantastiche del gotico e dell’horror più amate: gli zombie e i vampiri. Entrambi esseri immortali, giocano la loro parte nei modi in cui la letteratura e la cinematografia ci hanno abituati, gli uni con il famelico istinto, gli altri con l’astuzia che li ha resi celebri e ammirati nonostante siano dei mostri. Gli sceneggiatori e i fumettisti che curano il progetto Noise Press cercano di dar vita a un mondo originale, non riuscendoci del tutto: sono tanti i richiami alla letteratura, anche moderna, non ultimi gli Antichi Vampiri (cui le somiglianze sono anche fisiche) nati dalla penna di Guillermo del Toro e Chuck Hogan nella loro trilogia vampirica, poi diventata il serial TV The Strain. Il fumetto segue per lo più la linea dell’horror italiano, con un inchiostrazione pesante e tratti realistici; nel primo episodio non è difficile distinguere nell’astuto vampiro capo della Gilda i tratti somatici di Dylan Dog. I tre episodi, sicuramente per scelta editoriale, non hanno dei tratti omogenei, e nel secondo, in cui si torna indietro fino all’Impero di Alessandro il Macedone, è evidente l’influenza nipponica. Un volume che sa tanto di introduzione, in cui il lettore deve sospendere il giudizio perché la carne sul fuoco, anzi, al sangue è tanta e per assaporarla è necessario aspettare il prossimo volume.



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