Descender – Stelle di latta

Descender – Stelle di latta

Niyrata è il nucleo tecnologico del Consiglio Galattico Unico, gruppo di nove pianeti i cui abitanti collaborano, pur fra alti e bassi, per tenere in piedi una civiltà pacifica. La popolazione del pianeta è di 5,53 miliardi. Almeno fino a quando non compare all’orizzonte un’oscura e ignota minaccia che ha le sembianze di un gigantesco robot. I grandi mecha sono nove in tutto: uno per ogni mondo del Consiglio Galattico Unico. Il CGU e la stampa li hanno già ribattezzati “Mietitori”, infatti il loro unico scopo è quello di annientare la civiltà umanoide, lasciando però intatta la popolazione androide e robot. Il Consiglio è quasi certo che la minaccia venga da quelle macchine così utili e integrate in tutti e nove i pianeti, così comincia un’epurazione a tappeto dei robot e di qualunque forma di intelligenza artificiale alimentata con silicio. Nessuno sa chi siano i Mietitori, né da dove vengano. Il segreto potrebbe trovarsi nel cuore di Tim-21, robot-bambino da compagnia ideato e costruito da dottor Jin Quon, l’ex-referente scientifico del CGU attualmente in disgrazia (il sospetto di alto tradimento è ancora nell’aria), che viene coinvolto in una pericolosa missione di recupero spaziale sulla Colonia Mineraria Dirishu-6 con una esigua task force segreta composta dal capitano Telsa e dalla sua forzuta e per nulla amichevole guardia del corpo…

La scintilla narrativa dell’avventura sci-fi Descender parte dal più classico dei temi della letteratura fantascientifica: la ribellione delle macchine ai loro creatori umani. Il lavoro seriale di Lemire e Nguyen, pur prendendo a piene mani espedienti e caratterizzazioni archetipiche del genere come la lotta fra governi planetari e acredini fra civiltà votate alla tecnologia e altre votate alla guerra (in questo caso i due contendenti sono il pianeta Niyrata e Gnish) o la paura delle macchine che porta l’uomo a distruggere le sue creature senza alcuna selezione fra le tipologie di androidi e intelligenze artificiali, fra mecha militari e robot bambini, è fortemente emozionale: i disegni in acquerello, insoliti per un fumetto di fantascienza, rendono i personaggi vivi. La caratterizzazione parte proprio dal colore, dalle espressioni dei volti e da quei tratti di matita che compaiono ogni tanto a ricordarci che il processo creativo, le sbavature e le imperfezioni possono essere parte integrante della storia, e addirittura possono migliorarla se si tiene conto della capacità di empatia dello stile caldo in acquerello (si nota nelle pagine anche la consistenza ruvida del cartoncino, altro elemento artigianale e insieme emozionale). Il primo volume della saga si sviluppa attorno ai flashback e al presente del robot bambino Tim-21, risvegliatosi dopo 10 anni in piena fase di soppressione delle macchine a opera del CGU (una sorta di “soluzione finale” in salsa sci-fi), ricercato perché il suo nucleo operativo è del tutto simile a quello dei Mietitori, ignaro portatore di un’intelligenza artificiale antica quanto le prime ancestrali e sconosciute civiltà robotiche. Il suo obiettivo è però diverso da quello di tutti gli altri: ritrovare Andy, il suo fratellino umano che ha perso di vista dieci anni prima, quando è entrato nel sonno profondo su Dirishu-6, la Colonia Mineraria in cui viveva con lui e con la “loro” mamma fino al giorno in cui delle esalazioni di gas mortifero hanno decimato i coloni. Un fumetto dal registro avventuroso, che piacerà agli amanti del genere sci-fi ma anche a tutti i lettori che si appassionano alla narrativa di alto livello, curata nei dettagli ambientali e nell’approfondimento psicologico. In cui la fantascienza è espediente per raccontarci come possa sopravvivere l’innocenza dei bambini in un mondo adulto e dominato dalla violenza.



 

 

 
 
 
 

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