Discesa all’inferno – Il magazzino

Discesa all’inferno – Il magazzino

Marito e moglie, con neonato in fasce nel marsupio sul petto della mamma, camminano in un centro commerciale affollatissimo parlando con passione del più e del meno. E mentre discorrono sul divorzio dei genitori di uno dei due, una pistola fa fuoco contro la donna, uccidendo brutalmente lei e il bambino in braccio. All’inizio, l’uomo barcolla. Incredulo, non riesce a parlare, poi riesce solo a pronunciare cose senza senso prima di rendersi conto che sua moglie e suo figlio sono morti tra le sue braccia. Cambio scena. Una donna in un letto, dorme un sonno angosciato; mentre il detective suo collega passeggia fuori dalla centrale leggendo messaggi sul suo twitter. Lui sale in macchina probabilmente diretto a casa della sua partner, lei inizia a urlare (“No, no, noooo”) nel sonno, mentre stringe con la destra la sua mano sinistra che pare animarsi di vita propria. Lui si ferma davanti casa di lei proprio quando lei apre gli occhi. “Cazzo”, si sveglia così, e guarda la sua mano inferocita. Quando sono insieme in macchina, più tardi, hanno una chiamata dalla lor squadra: e si recano nei pressi di un magazzino, dove pare alcuni poliziotti siano entrati e mai più usciti, e la squadra di ricognizione mandata a cercarli esce dopo soli trenta secondi ripetendo una sola parola come un mantra, terrorizzati e in stato di shock. “Terrore”…

Ci sono opere che sono dei capolavori, delle pietre angolari nel loro genere, per l’approccio originale alla materia, per la nuova voce che sanno usare, per la loro unicità. E ce ne sono poi altre che non inventano nulla, che non raccontano niente di nuovo né lo fanno in maniera originale, e che nonostante questo riescono a sfondare la quarta barriera e arrivare dritti al cuore e allo stomaco del lettore per la semplice capacità stilistica dei loro autori. È il caso proprio di Il magazzino, primo volume della storia Discesa all’inferno di Garth Ennis e Goran Sudzuka pubblicato da Saldapress: un misto di mille storie già raccontate a partire dall’archetipale Twin Peaks fino a tutti i neo noir visti in diversi seriali tv, che parte nel più banale dei modi (“due detective entrano in un magazzino”) e che riesce nonostante a questo a svilupparsi in modo talmente avvincente da avvinghiare il lettore fino all’ultima pagina con il suo incredibile cliffhanger. D’altronde, da Ennis non era scontato aspettarsi un’opera simile: autore poliedrico, dall’innegabile talento nella scrittura e dalla iconoclastia riconosciuta e madre di tantissimi epigoni più o meno riusciti, non sempre riesce a centrare l’obiettivo proprio per questa sua esuberanza narrativa che difficilmente si traduce in una trama solida e coerente, perdendosi il più delle volte nei meandri della sua stessa follia creatrice (ad esempio il capolavoro The Preacher e il bellissimo The Boys, contro i meno centrati racconti episodici per Marvel, Image e DC). Mentre infatti al di fuori del magazzino al centro della storia la realtà sembra imbizzarrirsi e perdere il suo baricentro, all’interno i due detective si inoltrano in un percorso labirintico e paranoico, che intreccia frammenti del loro recente passato professionale e non ad alterazioni della mente inspiegabili. Il percorso che segue Ennis è esoterico ed emozionale: e alla fine de Il magazzino non si può che attendere con trepidazione il seguito.



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