Donne senza paura

Donne senza paura
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È il 1840. Al grande congresso promosso dalla Gran Bretagna contro la schiavitù partecipa una delegazione statunitense. Provoca scalpore e sconcerto il fatto che tra i delegati sia presente un nutrito gruppo di donne. Quest'ultimo viene relegato ad ascoltare l’assemblea in silenzio da dietro una tenda. Inaccettabile includere delle donne ad un evento di tale importanza, così come inaccettabile era, ai tempi, considerare le donne al di fuori del tradizionale ruolo di mogli obbedienti e sottomesse, di madri devote, o ritenerle persone abili al lavoro, allo studio, al voto. C'è tra queste donne chi decide, finalmente, di opporsi a tutto questo. “Gli uomini e le donne sono creati uguali”, recita l’inizio della dichiarazione di Seneca Falls, pietra miliare di una lunga e difficile battaglia per l’emancipazione, redatta da Elizabeth Cady Stanton e Lucretia Mott nel 1848 durante quello che sarebbe poi stato considerato il primo vero congresso nella storia del movimento femminista. “Il diritto di studiare, lavorare e guadagnarsi da vivere, il diritto di votare alle elezioni politiche, il diritto all’integrità del corpo” sono obiettivi che iniziano a prendere forma ben centocinquant’anni fa e la lotta è ancora lungi dal ritenersi conclusa…

Cosa si può dire del femminismo che non sia già stato detto? Come rifuggire il rischio di una vuota retorica? Come, infine, “educare” al femminismo? Quest’ultima domanda in particolare sembra essere alla base di Donne senza paura, breve graphic novel che ripercorre le tappe fondamentali della storia dell’emancipazione femminile. Ripartire dalla base, dunque, da un vero e proprio ABC del movimento, in risposta alla crescente necessità di riaffermarne la forza e lo slancio - che se ne senta un tale bisogno è un enorme campanello d’allarme, non sempre colto. Nella piccola storia del femminismo ideata dalle norvegesi Marta Breen e Jenny Johrdal, che già in passato si sono occupate a più riprese dell'argomento, trovano spazio le tappe essenziali del movimento, disposte in un percorso cronologico che va dagli albori ottocenteschi ai più recenti sviluppi del movimento #MeToo. Il femminismo è raccontato attraverso una selezione di figure-chiave, una galleria di volti conosciuti (uno fra tutti, quello della giovanissima Malala Yousafzai, vincitrice del Nobel per la Pace nel 2014) ed altri meno noti o pressoché sconosciuti ai più. Donne brillanti, coraggiose, che hanno saputo alzare le proprie armi a favore della lotta femminista - e non solo: figura ad esempio Harriet Tubman, la “Mosè degli afroamericani”, ex schiava che combattè tra le fila del movimento abolizionista statunitense; vengono menzionati gli spesso dimenticati interventi pacifisti delle donne socialiste; si parla di Táhirih, poetessa iraniana, prima “martire” conosciuta del movimento, che osò sfidare le convenzioni religiose del suo paese togliendosi il velo e pagò l’affronto con la vita. Un campionario essenziale ma efficace, che dà conto di un panorama immenso, una lotta i cui risultati sono stati spesso tardivi (giova non dimenticare che il diritto di voto per le donne in Italia senza restrizioni arrivò solo nel 1946…) e che, a fronte di numerosi successi, non si è ancora conclusa. Didattica è l’impostazione del volumetto, semplice e pulito lo stile grafico che accompagna l’intento esplicativo del narrato, non mancando di riportare con delicatezza le pagine più dolorose della storia femminista. Vorremmo non fosse così, ma libri del genere sono, oggi più che mai, necessari. Per sottolineare con forza una verità estremamente importante, ancora terribilmente incompresa, ignorata, sottovalutata: il femminismo è affare di tutti, il femminismo fa bene a tutti, perché parla di libertà, uguaglianza, diritto. È eredità e onere collettivo di fronte a cui non bisogna chiudere gli occhi. La sua storia va diffusa, conosciuta, le sue conquiste celebrate. Ma senza mai smettere di lottare, insieme.



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