Frantumi

Frantumi

Stazione Termini di Roma. Mattia è in un bar, circondato da una miriade di persone che viaggiano, attraversano le traiettorie di altre vite, prendono un caffè, chiacchierano con gli amici. Lui è solo, con il cellulare in mano. Scambia messaggi su whatsapp con Sofia, la fidanzata malata, con cui ultimamente ha qualche problema. La loro conversazione è piena di dubbi, pause, frasi cancellate. Entrambi di continuo “stanno scrivendo” con punti di sospensione, come annuncia whatsapp, ma spesso si riduce tutto a poche parole dopo diversi secondi di attesa. Mattia ha paura, non è convinto di quello che sta vivendo con Sofia, ma l’aspetta in quel bar per parlarle, per sapere come sono andate le sue analisi. Improvvisamente, la stazione inizia a creparsi e viene inondata da uno strano liquido rosso. Un oceano vorticoso che riduce tutto a pezzi. La realtà come la conosce non esiste più. Mattia lotta per la salvezza, nuota disperatamente e poi più nulla. Si ritrova su una specie di isola deserta. Quello che lo circonda non il suo mondo: sembra finito in un’altra dimensione. Lì, fortunatamente, qualcuno c’è. Una ragazza dall’aria disinvolta. Dice di chiamarsi Laila e gli fa scoprire quel luogo in cui finisco le persone in frantumi. Quelli che come lui non ha più un pezzo del proprio corpo. C’è chi non ha più trovato una gamba, chi è rimasto con la sola testa, chi, come Laila, ha un tassello mancante proprio all’altezza del cuore. La crepa di Mattia è sulla sua testa. Non ricorda chi sia questa Sofia che gli ronza nella testa, ma sa, anche solo vagamente, che è la cosa più importante che ha e che deve assolutamente ritrovarla. La grande nave ingovernabile che ospita quei corpi spezzati lo condurrà fino a lei…

La sensazione di smarrimento che si prova in alcuni momenti della propria vita è descritta perfettamente dai disegni di Rita Petruccioli. L’abisso di sconforto e incertezza di Mattia è così totalizzante da arrivare in alcuni punti a sommergere totalmente la sua esistenza. C’è ad un certo punto della narrazione un’intera pagina rossa in cui campeggia al centro un messaggio di whatsapp giallo su cui il nome di Mattia è affiancato da un punto interrogativo. Sofia gli chiede se sia ancora lì. A farle forza in un momento di difficoltà, a starle accanto, ma soprattutto, ad amarla. Le certezze che mancano a Mattia equivalgono a quelle degli altri esseri umani che incontra nel suo cammino verso la consapevolezza. Uomini e donne a pezzi, infranti, da ricomporre. Come dice lo stesso protagonista, siamo tutti nella stessa barca e, a ben guardare, non è neanche una metafora. La nave immensa che li accoglie non può essere guidata, se non dalle proprie intenzioni. La rotta è sconosciuta ma porta a chi è pronto a conoscere finalmente il proprio porto sicuro, che nel caso di Mattia è Sofia, con la sua malattia, i suoi difetti, le sue pause comunicative. Ognuno di noi deve imparare a ricomporre se stesso senza l’aiuto degli altri. Perché il viaggio può essere in compagnia, ma alla meta si giunge da soli. Giovanni Masi firma una storia perfetta per la poesia grafica di Rita Petruccioli, che decide di usare un tratto delicato ma colori forti, decisi – la fa da padrone il colore rosso, in tutte le sue sfumature - quasi a controbilanciare la situazione “grigia” di turbamento e incertezza vissuta dal protagonista.



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