Gli esuberati

Gli esuberati

Una vecchia signora vestita di nero e dal volto arcigno si avvicina a un bancomat; cammina in mezzo a una strada parigina, dietro di lei un giovanottone dall’aria equivoca. Nell’automobile parcheggiata lì vicino, Justin sta parlando al telefono con Lili, mentre il collega seduto accanto a lui cerca di fargli interrompere la telefonata. Sono entrambi poliziotti in borghese e controllano lo sportello del bancomat. Il giovane sospetto si avvicina alla vecchietta e tenta di rapinarla minacciandola con un temperino. Justin e il compagno scendono velocemente dall’auto e procedono all’arresto, si scopre che in realtà la vecchia è un poliziotto travestito. Justin, che ha semplicemente sospeso la telefonata, indifferente alle critiche del capitano riprende la conversazione con Lili. Lascia i colleghi e il delinquente alla centrale e s’incammina verso lo zoo, dove Lili lavora come veterinaria. Finito di occuparsi di Georges, la grossa tigre del Bengala, Lili esce insieme a Justin. Attraversano il parco e vedono una folla assiepata davanti a una gabbia all’interno della quale c’è un uomo emaciato, con occhiaie, barba lunga e aspetto trasandato. Sul cartello informativo c’è scritto “Homo sapiens – Labore carens – Europaeus – Minacciato da…” seguono i simboli di una bottiglia, un’automobile, di radioattività e pericolo di morte. A riprendere la scena c’è anche la televisione, la cronista sta dicendo che nessuno sa chi sia e da dove venga quell’uomo…

Gli esuberati, ovvero coloro che nella gestione economica di un’azienda sono un sovrappiù, il cui licenziamento ritenuto necessario diventa una svalutazione professionale e personale così profonda da creare emarginazione e innescare rancore. Questo è in sintesi il breve fumetto di Pennac e Tardi, storia che ha una sceneggiatura dal ritmo veloce e dinamiche efficaci tra i personaggi. Poche pagine in cui si possono trovare tante assonanze con la saga dei Malaussénne di Pennac, pagine che sono denuncia sociale, ma anche un poliziesco con colpi di scena, una buona dose di tensione e originalità nelle soluzioni. L’ipocrisia del giornalismo a caccia di scoop, la spietatezza del genere umano, la disoccupazione, l’accusa al capitalismo e all’abuso di potere sono alcune delle tematiche affrontate dagli autori. Una narrazione dura e spietata che trova piena realizzazione nei disegni di Tardi, il quale rappresenta i personaggi come impietose caricature dai colori marcati e li raffigura con particolari fisici che tradiscono aspetti significativi del carattere. Lo sfondo delle tavole è una Parigi appena accennata, ma ben riconoscibile dai caratteristici scorci cittadini. Una feroce inesorabile critica alla società contemporanea in cui si è perduta l’innocenza e niente e nessuno si salva.



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