Gli zombie che divorarono il mondo – Un odore insopportabile

Gli zombie che divorarono il mondo – Un odore insopportabile
2064, Los Angeles. Ormai la presenza di zombie non è più una rarità, e dopo una prima fase di orrore e conflitti, ora si cerca di convivere con i morti viventi. Per quanto possibile, almeno. Ad esempio il professore universitario Seth McKenna deve fare i conti con il suocero, che è tornato dalla tomba e ora si aggira tutto il giorno per la casa a farsi torturare dai nipotini o a ficcare il naso ormai ampiamente in putrefazione ovunque. Una situazione imbarazzante e insostenibile, davvero. Per non parlare della puzza. Seth e sua moglie decidono di liberarsi del vecchio cadavere ambulante, anche se sarebbe illegale, e per farlo si rivolgono a Karl Neard, un soggettone con la faccia coperta dai brufoli che vive con la madre, va in giro vestito da safari e si guadagna da vivere facendo il cacciatore di zombie. Neard riesce a sradicare non senza difficoltà il vecchio morto vivente dalla poltrona alla quale si è abbarbicato e se lo porta via. Lo shock però uccide la formosa moglie di McKenna, che affida anche lei – subito improvvidamente risorta - alle cure di Neard. Quest'ultimo si guarda bene però dal cremare la bella signora zombi, e se la tiene in casa come oggetto sessuale: “Una donna, viva o morta, stessa cosa, no?”. Un po' il ragionamento che fa Otto Maddox, un uomo molto ricco e molto laido che per hobby colleziona enormi animali zombi (tipo una balena in acquario) e ha un harem di morte viventi famose: cantanti, showgirl, modelle. Quando viene  a sapere che l'attrice di horror Franka Kozik è morta, commissiona a Karl Neard il furto del suo cadavere ambulante...
Pubblicata da Les Humanoïdes Associés sulla rivista antologica Métal Hurlant e poi in una serie di volumi rilegati, la serie Gli zombie che divorarono il mondo è una satira travolgente e grottesca che prende i cliché del sottogenere “morti viventi” e ne fa amoroso, brillante scempio. La sceneggiatura del belga Jerry (al secolo Thierry) Frissen, noto soprattutto finora per il suo magnifico lavoro sulla testata antologica Lucha Libre, pullula di riferimenti, rimandi, allusioni, strizzate d'occhio ai fan horror, ma al tempo stesso è godibile anche per chi ha sempre – colpevolmente, diciamo noi – diffidato di film e fumetti sui revenant. Il tratto di Guy Davis (Sandman Mystery Theatre, Nevermen, The Marquis) è un mix allucinato e allucinante tra fumetto d'autore e attitudine comico-splatter, come se Gipi disegnasse Lobo, per dire. Il risultato è un'ucronia imperdibile, uno scanzonato inno alla necrofilia (metaforicamente parlando e no) che non può e non deve mancare nella collezione di un appassionato di fumetti.

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