Gli zombie che divorarono il mondo - La guerra dei papi

La guerra dei papi
Nella Los Angeles del 2064 (e anche del 2065, purtroppo) di "fatti ai confini della realtà" ne succedono parecchi. Accade, per esempio, di veder tornare i morti per cena, come se nulla fosse, dopo una giornata di putrido vagabondaggio e che le tombe non servano più, perché  gli zombie camminano in mezzo a noi. Irritante, a dir poco, soprattutto quando a schiattare, finalmente, sono i suoceri. Il governo americano ha decretato la convivenza pacifica tra uomini e ritornati, ché gli ormai decomposti non sono così aggressivi. C'è chi, invece, delle legge se ne infischia: Karl Neard, mingherlino necrofilo e Freddie il belga, manesco fino all'omicidio ma guai a toccargli la sacra tuta. Per recuperare il cadavere risorto del padre della tizia maleodorante con cui Karl divide il letto, i due affrontano la ricettazione dei non morti, l'ambiguo mondo dell'arte contemporanea e perfino nostro signore Gesù Cristo, dopo tre giorni... investito dal camion dei due buontemponi in fuga. Apriti cielo! (ma non letteralmente), l'unica è darsi alla macchia, farsi crescere i baffi, tingere di biondo i capelli delle donne e sfogare la rabbia sulle termiti aprendo una ditta di disinfestazione, mentre la santa Chiesa, abbandonata ancora una volta dal figliodiddio, è contesa tra due papi in putrefazione...
Dimenticate gli zombie antropofagi di Romero o del grande Kirkman (The walking dead): quelli di Frissen e Davis più che divorare rompono le scatole: mansueti e un po' svampiti, si ritrovano loro malgrado ad abitare, di nuovo, una terra inospitale, presto vittime dell'egoismo e della disonestà dei vivi. In questo scenario i protagonisti Freddie e Karl sono quanto di più dissacrante si potesse pensare: spaccano qualunque testa senza alcun rimorso, perché non è che il sogno americano può incrinarsi a causa di un'apocalisse zombie. C'è sicuramente, come nella maggiorparte delle opere del genere, la sotterranea critica sociale per cui il revenant è simbolo dello straniero e/o diverso, escluso da una società tesa verso la crudele autoconservazione, sottolineata in questo caso specifico dall'obbligo legale della convivenza. L'accettazione della morte (altrui, of course) è, infine, il pretesto per sedere più comodamente su un divano che prima si era obbligati a dividere. La riflessione, comunque, si rivela davvero marginale: il fulcro dell'opera è l'alternarsi di situazioni paradossali, battute salaci e manifestazioni dell'ottusità dei protagonisti. Sono le caratterizzazioni ad animare il secondo e ultimo volume de Gli zombie che divorarono il mondo (pubblicato in originale da Les Humanoides Associés) a discapito di una trama spezzettata dalle gag, forse poco coesa. La formula dello sketch paga, non c'è dubbio, ma se non è sorretta da un'accattivante vicenda di fondo può essere soggetta a repentine cadute di mordente o dare l'impressione, come avviene in questo seguito, di navigare a vista. Fortunatamente per Frissen l'irriverenza di chi riesce, in una manciata di pagine, a ri-ammazzare Gesù e Bush senza distinzioni di sorta è così coraggiosa e divertente da offuscare i difetti strutturali. Le matite di Guy Davis, poi, sono la ciliegina sulla torta ma anche la panna e un po' di pan di spagna: stile iper-cartoon e tratto sfacciatamente disordinato riproducono a livello grafico i toni della narrazione, dando vita a una felice simbiosi tra testo e illustrazione, tanto che a prima vista si potrebbe confondere Gli zombie... per un'opera creator-owned. Un secondo volume tutto da ridere e gustare, anche se il sapore non è quello fulminante degli esordi.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER