Gurt e l’ascensore dei mondi

Gurt e l’ascensore dei mondi

Gurt Boznikov sfreccia per la foresta e si fa largo fra le liane con il suo coltellaccio per consegnare in perfetto orario il pacco a Mr. Mike. Postino privato. È questo il lavoro per cui lo pagano, e modestamente nonostante il suo aspetto impacciato è piuttosto veloce. Il più veloce: non ha mai mancato una consegna. Ama il suo lavoro, ma mai quanto ama la sua sexy mogliettina e le loro due piccole pesti. Lavora sodo per non far mancare nulla alla sua famiglia. Ma la visita medica alla Motorizzazione per Mezzi Speciali cambia tutto. Il dottore sembra in apparenza interessato a fare a Gurt un check-up molecolare completo per il rinnovo della patente Z-23, quella che consente di utilizzare scafandro sonico, sub trivella corazzata e jet-pack a materia oscura. Ma in realtà le vere intenzioni sono altre: è stato assoldato da Don Ombroso per trovare qualcuno dotato di un particolare talento fisico. Qualcuno che possa superare la prova del guardiano posto a custodia di un ascensore speciale situato in una stanza segreta del Dolphin Hotel e arrivare laddove nessuno del mondo di sotto è mai arrivato. La sua questa volta è una consegna molto pericolosa, il fallimento non è previsto: gli scagnozzi del Don hanno già preso in ostaggio sua moglie e i suoi figli e Gurt non ha nessuna intenzione di lasciarli in casa sua più del tempo necessario…

Fin dalle prime pagine veniamo catapultati in un mondo ad alto tasso di psichedelia. Non sono solo i colori pop e acidi delle vignette, gli scenari pluviali di un distorto Paese delle Meraviglie o le sostanze ignote che i personaggi maneggiano in ogni scena a dare al lettore l’impressione di trovarsi su un altro pianeta: è l’essenza stessa dei personaggi, disegnati come strambe creature marine. Pesci, insomma. Più simili a freaks che a mostri nell’accezione più comune. Gurt è un mix fra un ometto tarchiato e un pesce gatto cinese, sua moglie è una formosa donna pesce blu, con quattro braccia e dei grandi occhi cerchiati di viola. La città in cui vivono splende di luci al neon come una bizzarra Hong Kong sul cui palazzo più lussuoso e luminoso regna il boss, il terribile Don Ombroso, che si circonda come da mafioso copione di bravi e donne, non tutte consenzienti a fargli compagnia. L’ambientazione da gangster story, con elementi surreali, rende questo primo volume di Gurt un viaggio movimentato e al tempo stesso originale verso la risoluzione di un problema che potrebbe distruggere l’intero mondo di sotto. Ma anche il nostro. Sì, perché a metà storia lo scenario cambia, insieme al protagonista, e ci ritroviamo catapultati in una città statunitense con tanto di volanti, agenti e SWAT, inutili come nei migliori film action a risolvere i grandi problemi. Un passaggio che ci consente di conoscere anche il personaggio che diventa la fedele spalla di Gurt, un armadio streetpunk che si presenta come Death Machine. Fra equivoci, inseguimenti, violenze varie, risse e rese dei conti il volume scorre a perdifiato fino all’ultima pagina che apre, come ogni seriale che si rispetti, un’anticipazione su quello che il lettore troverà nel secondo volume. Lo stile narrativo è giovane e al tempo stesso truce: non risparmia al lettore dialoghi, scene esplicite (fra mezzi pesci, ovviamente) ed esclamazioni da sobborghi, ammorbiditi in parte da un lettering colorato e frizzante. Proprio per questo, e per l’azione che caratterizza la storia, è inquadrabile come una via di mezzo fra l’urban fantasy e l’hard-boiled. Il disegno rende perfettamente la follia di ogni scena con i suoi colori accattivanti, i dettagli pop-punk alla Jamie Hewlett e il movimento frenetico delle vignette, frullando il tutto con una buona dose di esplosioni ed espressioni grottesche.

LEGGI L’INTERVISTA A ISAAK FRIEDL E OSCARITO



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