Gus – Happy Clem

Gus – Happy Clem

Gus è in affari con una nuova banda. Maschera, spolverino ed un treno in arrivo. Gus salta, ma ce la fa per un pelo. “Ho perso la mano”, si dice, poi inizia a ripetersi: “Tu sei Gus Flynn! Tu sei Gus Flynn!”. Sì, perchè senza Clem e Gratt le cose sono troppo diverse. Anche se, alla fine, il colpo va bene, i nuovi compari hanno qualcosa da ridire. C’è chi lo sfotte per quel salto, chi rompe per andare a donne, chi insinua altro. Gus ha una sola risposta. Dritta in fronte. Bang, bang, bang ed addio banda nuova. Gus è di nuovo libero. Clem, invece, se la passa bene. Ha fatto fruttare i bei soldini delle rapine. Si è messo in affari a San Francisco, ha comprato una bella casa per sua moglie Ava e sua figlia Jamie. Nonostante questo, però, nonostante tutta questa felicità, a Clem mancano i suoi amici. Anche Ava lo capisce ed in fondo Gratt manca anche a lei. Ed allora perchè non rintracciarlo? In realtà Clem e Gratt sono sempre rimasti in contatto. Gratt è stato meno fortunato, vivacchia. Per giustificare meglio l’incontro con Gratt, Clem escogita una scusa, gli proporrà di aprire insieme un negozio a Frisco, ma l’idea è ben altra. Così, quando finalmente Clem e Gratt si riuniscono, Clem mostra a Gratt un nuovo travestimento, un look elegantissimo con tanto di mascherine da bel bandito ed un piano già bello e pronto per una rapina. Semplice pulita, senza neanche sparare un colpo. Sembra andare tutto liscio, Clem fa la bella vita in città ed ogni tanto arrotonda svuotando con classe qualche banca nei dintorni. Almeno fino a quando qualcuno non riesce a guardarlo in volto...

Quarto volume dell’epopea western di Christophe Blain, Happy Clem è un volume recentissimo anche in Francia che mette parecchi anni tra sé ed il precedente Ernest del 2008. Questo lasso di tempo sembra aver inciso anche sulla trama, perchè quello che leggiamo è un capitolo particolare che vede la banda sciolta e ce ne racconta le alterne vicende, dandoci la sensazione che sia per Blain che per i suoi tre personaggi sia giunto il momento di fare il punto della situazione. La quasi interezza del volume è dedicata a Clem, come da titolo, ed al rapporto tra la sua vecchia vita da rapinatore e quella presente di uomo d’affari e di tutto rispetto. Blain ci fa respirare continuamente quell’afflato di avventura proprio attraverso Clem, il richiamo delle pistole, il brivido del fuorilegge, la nostalgia per quel tipo di vita. Quella di Clem è una miccia molto lunga, che però rapidamente brucia e l’esplosione sarà deflegrante. Gus è un western sagace ed ironico che richiama molto alla memoria il Lucky Luke di Morris, ma ne stravolge i punti di riferimento. Gus, Clem e Gratt sono tre banditi, spietati, sensibili, innamorati della vita e delle donne ‒ tante donne ‒ e Blain riesce a toccare proprio quel quid che li rende tali. Eccellente la parte grafica che si avvale di una colorazione pastosa e calda oltre ad un ritmo narrativo che fa macinare pagina dopo pagina senza mai incappare in passi falsi o cali di tensione. Se per noi lettori italiani western vuol dire soprattutto Tex Willer ed altri eroi ‒ magari sempre francesi ‒ e dalle tematiche più drammatiche e più serie, Gus è una lettura doverosa, diversa e che gioca proprio sulle simpatiche debolezze dei suoi personaggi, senza renderli macchiette, ma nascondendo tra le righe dei gran profili di pistoleri.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER