I Girovaghi

I Girovaghi

Ogni nuovo giorno è tempo di riprendere il viaggio, per Nando Bodoni e la sua bizzarra famiglia allargata. Il grande e grosso Arturo a guidare il carrozzone arredato, i bambini a rubare biscotti e marmellate sotto gli occhi di un’attenta mamma Gina, sempre intenta a rendere più confortevole e a ornare alla bell’e meglio il piccolo veicolo traballante che per quella famiglia di girovaghi “caciaroni” e sempre sul limite della legalità è l’unica, amata casa. Una casa con le ruote, grazie a cui possono permettersi di schiacciare perfino la temibile morte “sempre in agguato sulle strade”. Con cui possono perdersi e trovarsi sulla cima di un monte, o in un lindo campeggio frequentato da vacanzieri e ragionieri in libera uscita per le loro due settimane di avventura e natura. Vivere sempre in vacanza non allontana però dalle incombenze quotidiane e dai bisogni primari, soprattutto il mangiare a pranzo e cena. Un’abitudine che porta non pochi guai alla povera ma affiatata famiglia, costretta nei periodi di magra a mangiare perfino bistecche di neve. Provvedere ai suoi tre figli Rico, Paprika e Pepe per Nando significa talvolta finire in prigione come capita, è questo il più classico dei finali, ai mariuoli per necessità più che per professione. Volatilizzarsi nel nulla piantando baracca e burattini è però un’arte in cui il capofamiglia dei Girovaghi eccelle, così è davvero raro che nella sfida contro le guardie vinca chi sta dalla parte della legge: in molti casi, come è giusto che sia, “il genio è fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione”…

Le strisce che Massimo Bonfatti dedica ai suoi amati Girovaghi, recentemente ripubblicate in albo cartonato da SaldaPress, vengono da molto lontano: sul finire degli anni Settanta infatti Bonfatti ideò assieme a un suo compagno il minifumetto Circo Bodoni per un lavoro multidisciplinare. Proprio fra i buffi circensi di quelle prime strisce si nascondono in nuce i caratteri che hanno dato vita alla famiglia di Nando Bodoni, i Girovaghi. Leggendo le strisce una dopo l’altra è impossibile non provare nostalgia per il fumetto d’altri tempi (in una delle vignette compare come cameo perfino Mosè, il temibile cane nemico di Lupo Alberto ideato da Silver, che ha curato la prefazione del volume) e questo non è dato solo dal fatto che le avventure dei Girovaghi presenti nell’albo siano state disegnate in un lasso di tempo che va dagli anni Ottanta al Duemila. In una delle prime vignette lunghe la famiglia Bodoni si ritrova niente poco di meno che al campeggio del ragionier Fantozzi. Mi sono trovata a pensare durante la lettura come sia cambiato l’immaginario narrativo moderno. Oggi probabilmente sarebbe più appetibile inserire camei pulp e crime, far incontrare ai Girovaghi il camper bianco e rosso di Walter White e Jesse Pinkman, ma I Girovaghi non corrono verso il pubblico, lo ignorano. Sono ciò che sono, senza alcuna pretesa di “lisciare il pelo” con citazioni e strizzate d’occhio al lettore. A modo loro sono una famiglia unita, in cui i problemi di uno vengono presi in carico da tutti. In cui Rico, il figlio adolescente di Nando e Gina, decide di prendere come migliore amico un grande albero dalle fronde accoglienti, come un Cosimo di fortuna, Barone Rampante che talvolta decide di staccare la spina da quella vita avventurosa certo, ma anche faticosa per un ragazzo con il pallino della cultura e dello studio (l’autore rivela di identificarsi proprio in Rico, fra tutti). L’umanità dei protagonisti delle strisce comiche di Bonfatti può lasciare i più indifferenti, in questi tempi in cui è lecito e divertente chiudere una zingara in una gabbia, riprenderla con lo smartphone e pubblicare il video sui social network. Eppure in quel loro mondo che sembra distante miglia e miglia dal nostro si ritrovano tematiche e sentimenti che ancora riescono a far sorridere e riflettere, senza calcare troppo la mano sulla morale, con ironia che spazia dal grossolano al poetico nello spazio di una striscia comica. Apprezzabile nell’albo anche l’appendice illustrata finale, in cui l’autore mostra un carosello dei suoi doni illustrati ad amici e collaboratori ma anche i fallimenti e i rifiuti avuti da alcune importanti testate dell’epoca (da “Il Giornalino” alla rivista “Tango” di Sergio Staino), che fa comprendere come ogni bivio sia solo parte della strada che ciascuno deve percorrere per l’affermazione di sé e di ciò che ama.



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