I miei anni ’80 a Taiwan

I miei anni ’80 a Taiwan
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La campanella della prima ora è un suono che non si dimentica e persiste nella memoria, il protagonista ce l’ha in testa ancora oggi. A quell’ora il maestro comincia a controllare i compiti e lui e un suo compagno con la scusa di portare il latte vagano per i corridoi e assistono a ogni sorta di punizione corporale, nerbate sulle natiche e non solo. È in prima elementare, è un bambino, è piccolo, ma non gli sfugge la propaganda, la bacheca degli avvisi è tappezzata di locandine disegnate dagli studenti che incitano alla riconquista della Cina, la madrepatria, sui manifesti campeggia l’immagine di un bandito comunista grasso e feroce che schiocca la sua frusta su una folla di contadini pallidi e smunti intenti ad arare i campi, e ogni volta che sentono nominare il primo presidente Chiang Kai-Shek o il padre della patria Sun Yat-Sen tutti gli alunni scattano in piedi rispettosamente, in un terremoto di sedie. La televisione è in bianco e nero, ha tre canali, prima di ogni film al cinema si canta l’inno, al parco si salta l’elastico, si gioca a baseball con guantoni di carta di giornale e bastoni trovati per caso. Nel frattempo, immersi nella routine, si cresce, si lasciano le famiglie per andare alla scuola superiore, viene abolita la legge marziale, il capitalismo si fa selvaggiamente largo…

Fumettista e regista taiwanese ormai al suo terzo libro, Sean Chuang ‒ tra le pagine e le tavole, in un suggestivo e coinvolgente bianco e nero che dà la sensazione di essere insieme ai protagonisti, e in cui sono ancora più potenti le ombre delle luci e i silenzi dei dialoghi ‒ racconta, con ritmo cinematografico e per episodi (dodici, nel caso specifico) di sé. Della sua crescita, fatta di miti come Bruce Lee e ansie legate alla severissima scuola, in un contesto fortemente politicizzato, scrivendo il suo – e della sua generazione – romanzo di formazione per immagini. E insieme ritrae dettagliatamente dunque tutto un mondo e un contesto, generale e particolare allo stesso tempo, intimo e universale, emozionante: certe cose infatti rimangono sempre le stesse e lo sono per tutti, certe sensazioni non cambiano e connettono anche le persone più dissimili, per ceto, formazione, ambiente di provenienza, che si riconoscono però nel comune immaginario collettivo, che determina anche comuni comportamenti e reazioni.



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