I quattro fiumi

I quattro fiumi

Nella periferia parigina, due ragazzi, Gregoire e Vincent compiono piccoli furtarelli. Tutto va bene fino al giorno in cui, involontariamente, incappano in qualcosa molto più grande di loro, che non sanno gestire e che li mette in guai grossi. Gregoire scappa, con la gallina Calamity Jane sotto braccio (per farle vedere il mondo ed appagare la sua voglia di libertà) ed i fedeli pattini ai piedi. Per sua fortuna, a seguire il caso c’è il commissario Adamsberg, un tipo flemmatico e strambo, che ha come alter ego Danglard, lo sbirro con una gran passione per il vino bianco e con una straordinari memoria. Scappa, Gregoire, e raccoglie lattine tappi di bottiglia (anzi: bottilia, perchè “forse un giorno tutti diranno così, credendo che si è sempre detto così, ma qualche sapientone saprà pure che all’inizio c’è stato Gregoire”) per il padre, che si è messo in testa di compiere un’impresa artistica, riprodurre la fontana dei Quattro Fiumi con la latta e con i colori delle marche di birra. Si nasconde, come può nascondersi un artista: male, e sempre, comunque, in luoghi particolari, che siano di ispirazione. E non come vorrebbe far credere qualcuno, come “un uomo nella moltitudine di uomini”…

Fred Vargas (pseudonimo di Frédérique Audouin-Rouzeau) è un’archeozoologa; la stessa cura per i dettagli che impiega nel suo lavoro al Centro nazionale di ricerca scientifica francese la impiega per costruire i propri libri. Perché sono i dettagli che definiscono i personaggi, e senza personaggi non c’è storia. Non è bene leggere I quattro fiumi come primo libro della giallista francese, sarebbe meglio prima regalarsi un’altra storia di Adamsberg, come ad esempio L’uomo dei cerchi azzurri. Farsi una propria idea, visualizzare il commissario, imparare a conoscerlo. Per poi arrivare, ma solo dopo, alla sua rappresentazione grafica, compiuta magistralmente da Baudoin. Non farlo vorrebbe dire perdere il gusto di vedere confermate le proprie impressioni, perdere la piccola emozione di poter esclamare “Sì, è proprio lui!”, di fronte al suo “identikit”. E poi, conoscere già le storie della Vargas permette, con  la graphic novel I quattro fiumi, di avere almeno tre libri in uno. Ci si può divertire a leggere solo il romanzo, relegando le immagini a puro contorno, per ritrovare le atmosfere gotiche che sono presenti nell’intera opera della scrittrice francese; si possono sfogliare le pagine del libro come se fosse un fumetto da edicola, perché è immediato, accogliente, agevole. Si può mescolare l’una e l’altra arte, e provare la sensazione di essere parte integrante della storia, non lettore, non osservatore, ma personaggio all’interno del racconto. Perché fare questo? Perché è triste dover mettere via il libro, a lettura finita, sapendo di dover aspettare almeno un altro anno prima di avere una nuova storia di Fred Vargas tra le mani.



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