Il cacciatore di aquiloni

Il cacciatore di aquiloni
San Francisco, estate del 2001. Amir è ormai un uomo adulto, sposato, con una bella casa e una vita – almeno apparentemente – tranquilla. Ma a volte basta poco per sconvolgere fragili equilibri che pure ci hanno messo così tanto a crearsi. Ad Amir basta una telefonata; basta risentire la voce di Rahim per tornare immediatamente il ragazzino che quasi trent’anni prima correva per le strade di Kabul, rincorrendo il suo amato aquilone durante una delle tante gare che spesso coloravano i cieli della città, in compagnia di Hassan: un grande cacciatore di aquiloni e un grande amico che – nonostante fosse un hazara, un mezzosangue figlio di un uomo che lavorava in casa sua – era in realtà quasi un fratello. Già, un fratello… infatti a volte Amir aveva proprio la sensazione che fosse Hassan il figlio che Baba Jan avrebbe voluto avere: forte e coraggioso come lui, fragile e capace di sentirsi al sicuro solo nel suo mondo fatto di libri letti e storie da scrivere, non avrebbe mai potuto essere. Baba Jan: lo stesso padre che non riusciva a perdonargli la perdita della sua amata sposa, morta per mettere al mondo un figlio che non era come lui lo avrebbe desiderato. Per quanto Amir cercasse d’ignorare l’idea, a volte questa consapevolezza lo travolgeva e allora non invidiare e, in fondo perché no, anche detestare un po’ il fedele amico di sempre gli rimaneva difficile. Odiarlo anche se lui aveva sacrificato tutto se stesso in nome della loro amicizia mentre Amir, nonostante quell’amicizia, gli aveva voltato le spalle proprio nel momento del bisogno. Ma “esiste un modo per tornare ad essere buoni”, o almeno così ha detto Rahim al telefono, e per Amir è il momento di provare; è il momento di tornare a Kabul…
Dopo l’indimenticabile (e indimenticato) romanzo di Kaled Hosseini del 2003 (un caso editoriale internazionale pubblicato in ben 70 Paesi per un totale di 23.000.000 di copie vendute) e dopo il bell’adattamento cinematografico di Marc Foster del 2008, Il cacciatore di aquiloni diventa ora anche una graphic novel, raccogliendo una sfida che non si prospettava affatto semplice: reggere il confronto con il successo planetario del libro. E nonostante la preziosa collaborazione di Fabio Celoni – che è autore di fumetti, disegnatore, sceneggiatore, illustratore, copertinista e saggista; che ha vinto numerosi riconoscimenti e dal 1991 collabora con la Walt Disney Company, disegnando storie a fumetti e copertine per le varie testate, mentre dal 2000 fa parte dello staff di Dylan Dog come disegnatore e sceneggiatore – la sfida non si può dire completamente vinta. Celoni si dimostra infatti all’altezza della sua meritata fama ed arricchisce il fumetto di una grafica accattivante che dà forma ai volti, ai luoghi e alle vicende che in molti avevano già imparato ad amare; e lo fa riuscendo (correttamente) a trasporre in immagini ora la forza ora la grazia della narrazione di Hosseini, conservando anche una sorta di educato pudore che si fa avanti nei momenti più crudi della narrazione – momenti che nella graphic novel così come nel romanzo non mancano! Ma questo non basta a compensare le lacune della sceneggiatura. Pur rimanendo fedele ed aderente alla trama originale, anche ben riadattata, il fumetto condensa e riassume infatti in sole 132 pagine una storia che nella versione originale prende forma e si dipana attraverso ben 394 pagine; già solo numeri alla mano diventa evidente che molto dello spessore psicologico e umano del romanzo si è perso nella trasposizione… e quando è proprio questo spessore a fare del libro un bel libro – uno di quelli che riesci ad amare, la perdita non è trascurabile. Padri poco attenti e presenti, gelosie tra “fratelli” che suscitano piccole e grandi meschinità, sensi di colpa per quanto si è fatto o non fatto… il tutto sullo sfondo di una Kabul ormai violenta, travagliata dalla guerra e dal fondamentalismo che rende invisibile la bellezza e oscura un cielo precedentemente acceso dai mille colori degli aquiloni; è infatti questo il cuore de Il cacciatore di aquiloni: un groviglio di temi non semplici che mal si prestano alla concisione.

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