Il cuore dell’ombra

Il cuore dell’ombra

“Ninna nanna, ninna oh… / questo bimbo a chi lo do?... /Se lo do alla befana, se lo tiene una settimana…”. Luc è un fragile ragazzino pieno di paure amorevolmente pasciute dalla nonna, sua grande alleata, che a suon di ninne nanne e storie assurde ha creato nell’occhialuto bambino, sin dalla prima infanzia, la morfologia e la sintassi con cui esprimere e immaginare ogni paura possibile ed impossibile. “Bullizzato” dai compagni e indifeso dagli insegnanti, Luc cresce ‘protetto’ in un microclima in cui ansia e iperprotettività sono sempre mantenute in perfetto equilibrio, grazie alla mamma che riversa sul figlioletto anche i postumi della traumatica scomparsa della prima figlia. Il vero tormento quotidiano di Luc è l’Uomo Nero, elegante figura spigolosa, magra e inquietante che vive nel suo armadio e lo terrorizza quotidianamente e che, nonostante la sua accanita resistenza, riesce a portarlo nel suo mondo: il Reame delle Ombre. Nessuno scommetterebbe su di lui, spacciato in partenza, per natura gracile e cultura ansiogena, se non fosse per il suo dono… che gli permetterà di entrare in contatto con le sue angosce più profonde, le ombre grigie e sbilenche che popolano la nuova dimensione in cui si ritrova, di viverle in modo avventuroso, trovando scorciatoie per conoscere il mondo e se stesso, fianco a fianco alla più temuta tra le ombre nemiche, che riuscirà a fargli guardare le sue paure in modo differente…

“Lo darò all'Uomo Nero/ Che lo tiene un anno intero”. L’Uomo Nero è l’altro grande e leggendario protagonista indiscusso di questa storia, così come delle storie e del lessici familiari a varie latitudini. Il Boogeyman che ha terrorizzato generazioni di bambini americani. El Coco ispanico ben rappresentato nell’acquatinta Que viene el Coco di Goya. Il Babau raccontato da Italo Calvino. Quello (di Babau) mutaforma raccontato e disegnato da Dino Buzzati. Il Baubau di Stephen King, nella raccolta di racconti A volte ritornano. È il Messer Babau o Herr Korbes dei fratelli Grimm… l’elenco sarebbe davvero lungo ma basta dire che Il cuore dell'ombra, per la collana Tipitondi di Tunuè, di Marco Cosimo D'Amico, Laura Iorio e Roberto Ricci ‒ primi autori italiani a vincere la medaglia d'argento all'International Manga Award ‒ è un ottimo pretesto per un viaggio alla scoperta dei vari Babau in giro per il mondo e per nutrire la curiosità sin da piccoli verso molta della letteratura su questo argomento. Le tavole e le matite delicate, colorate e decise, che raccontano le avventure di Luc, riescono a restituire la giusta alternanza tra luce e ombra, realtà e immaginazione, delicatezza e paura, intimità e angoscia. Il registro narrativo grottesco, stemperato sapientemente dall’ironia, riesce anche ad evocare atmosfere burtoniane e, soprattutto, a rendere il Regno delle Ombre davvero accessibile anche per i più giovani che, in cerca del mistero del terrore, riusciranno anche ad affrontare le proprie paure. Peccato il “miele”, ingrediente adescatore, che dalla palette delle matite al tono della sceneggiatura, addolcisce un po’ troppo il colore di questo racconto.



 

 

 

 
 
 
 

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