Il regno dei disertori

Il regno dei disertori

Dopo la fuga di Pier Remigio, il figlio ribelle, il Tenente chiama a raccolta i suoi uomini: non hanno fatto abbastanza, si sono lasciati sconfiggere da una banda di ragazzini. Dovranno costituire in fretta un esercito per riportare i fuggitivi da lui, vivi o morti. Al comando suo figlio Giusto, per metà fratello del traditore. Intanto il nano Izio – “passi invece di pane” – marcia insieme a Pier Remigio e al suo esercito senza armi. Secondo Sara è “meglio avere la possibilità di una morte combattente che di una vita a racimolare giorni”, e così i ragazzi marciano, quasi senza consentirsi soste, ciascuno per sé, ciascuno insieme a tutti, uniti dall’ideale di Pier Remigio che vuole prendere il potere per governare con giustizia e liberare sua madre. È Francesco a salvare il drago. Un’iguana gigante, in realtà. Mariolina racconta: quando sono arrivati i pirati, il Gigante Disertore era il loro braccio destro. Il Gigante, durante una razzia, trovò il drago: la bestia – che chiamarono Ortez - sarebbe stata macellata quando fosse finito il resto. Fu poco dopo che il Gigante si schierò a difesa della bestia, forse perché si era affezionato, e diventò il Disertore. Ricompare il Gigante, ricompaiono il Tenente e il suo esercito. Chi combatte al fianco di chi? “La pace non esiste. Bene, allora è il momento che qualcuno la inventi”.

E la giustizia? La “giustizia giusta” ha bisogno, è evidente, di un rafforzativo. Necessario quando “cercare le prede per consegnarle alla morte può diventare un ballo selvaggio di gioventù ritrovata”. Ma questa è la storia del Padre, il Tenente, personaggio e persona che non può conoscere salvezza. Ci sono traditori e traditi, in questa storia epica, disertori e adulatori programmatici. Ci sono soprattutto ragazzi, e la loro battaglia è fatta di coraggio, gentilezza, ribellione. Se il mondo ha perso la sua umanità, allora soltanto i ribelli restano vivi. Secondo capitolo de La compagnia dei soli – Premio Andersen 2017 come miglior fumetto – questa storia porta il lettore a contatto con la purezza delle passioni, un incontro senza tempo, come il primo contatto del corpo con l’acqua o con la terra. Ce ne ricordiamo? Siamo ancora in grado di fare distinzione tra ciò che è giusto e ciò che non lo è, ciò che alimenta la vita oppure no? Ci riescono, i ragazzi. Le illustrazioni dense di Marco Paci, quasi graffiti preistorici, incontrano il testo potentissimo di Patrizia Rinaldi. “Se dovrà finire tutto, se anche la compagnia finirà. Io una cosa buona l’avrò fatta. Ho scelto di non avere paura di salvarti. Per la prima notte, da quando abbiamo cominciato la marcia, mi sento al sicuro, perché dormirò con una parte di me che mi è piaciuta. Buonanotte, drago”.



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