Il Santo Premier

Il Santo Premier
Blu Valentine, un agente segreto tossicomane al servizio segreto di sua maestà il Santo Premier (ovvero il santo uomo a capo del più potente Stato della terra a cui è riuscita l'impresa di unire le due grandi religioni monoteiste, cattolicesimo e islamismo, debellando al contempo l'ebraismo), attraversa il deserto per arrivare nella città che anni addietro lo ha iniziato al suo vizio per il “bollito”, un potente stupefacente. Giunto alla meta dopo un giorno e mezzo di viaggio su uno sgangherato pullman, il problema principale per Valentine consiste nel riuscire a trovare il suo contatto, un agente talmente ben mimetizzato che nessuno ancora è riuscito a scoprirne il volto. L'unico mezzo per riconoscere questo contatto è costituito da una parola d'ordine scelta dallo stesso Valentine: “bollito”. Ma cosa ha spinto Valentine fino a qui? A dare il via a questa missione hanno contribuito alcune allucinazioni divinatorie: durante una di queste Valentine aveva visto il Santo Premier assassinato per mano di un misterioso sicario. Incubo o realtà? Nel dubbio, anche per evitare che l'ira del Santo Premier si rivolti contro di lui, Valentine, pur non sapendo da dove cominciare la sua indagine, sceglie di mettersi sulle tracce dell'ipotetico sicario proprio partendo da questa città in mezzo al deserto...
Marco Galli, traendo dichiaratamente (e liberamente) ispirazione dalla (ri)lettura de Il Pasto nudo di William S. Burroughs, sforna un lavoro insolito e affascinante, a cavallo tra letteratura e fumetto. Se per gli aspetti più surreali e deliranti della trama Il Santo Premier si rifà ai lavori del celebre scrittore della Beat Generation, per la sua particolare struttura - che alterna pagine stampate su sfondo nero a riquadri disegnati virati seppia - richiama alla mente l'originale opera di Brian Selznick intitolata La straordinaria invenzione di Hugo Cabret, sorta di incrocio tra romanzo classico e graphic novel. Anche Marco Galli del resto, pur non rinunciando ai classici balloon come fa Selznick, ha concepito un lavoro in cui le parti disegnate non costituiscono una semplice illustrazione della pagina scritta, bensì, concatenandosi con quest'ultima in un rapporto inscindibile, contribuiscono ambedue attivamente alla costruzione della storia narrata. Tornando a Burroughs, Galli mescola riferimenti più diretti al libro dello scrittore americano (il controllo delle menti da parte degli Stati; l'ossessione per la droga; la misteriosa città che richiama Tangeri) con alcuni avvenimenti che si rifanno all'attualità post 11 settembre (i “gatti jihaidisti”), azzardando anche ipotetici scenari futuri (la fusione tra religione cattolica e islamica), ad altri riferimenti pescati nell'immaginario collettivo – soprattutto cinematografico e musicale - del '900. Evidenti appaiono i rimandi a film come "Casablanca" di Michael Curtiz o "L'uomo invisibile" di James Whale (la fasciatura del protagonista del libro richiama quella di Claude Rains). Inoltre il nome scelto da Galli per il protagonista, Blue Valentine, appare direttamente ispirato all'omonimo album di Tom Waits. Il titolo Il Santo Premier invece non sembra avere attinenze dirette con Silvio Berlusconi (vi era venuto in mente, confessatelo!), benché la trama del libro, incentrata anche sui pericoli derivanti dalla concentrazione dei poteri, in effetti potrebbe indirettamente evocarlo.

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