Il tempio

Giugno 1917. Il sommergibile tedesco U-29 intercetta a 45° 16’ di latitudine nord e 28° 34’ di longitudine ovest la nave da carico inglese “Victory”, in viaggio da New York a Liverpool. Il tenente comandante della flotta imperiale tedesca Karl Heinrich Graf Von Altberg-Ehrenstein dà ordine di affondare la nave e di riprendere con la cinepresa la fuga dell’equipaggio e dei passeggeri a bordo delle scialuppe d’emergenza, salvo poi farle spazzare via a cannonate a cineprese spente, sterminando i naufraghi. Il servizio di propaganda tedesco saprà sicuramente come sfruttare al meglio quel documento filmato. Dopo l’attacco, l’U-29 si immerge, per riemergere soltanto al calar del sole. Agli uomini che aprono la torretta si presenta però uno strano e macabro spettacolo: il cadavere di un annegato – sicuramente uno dei marinai del “Victory” – avvinghiato alla murata del sommergibile. Le mani angosciosamente strette al metallo, ha cercato la salvezza proprio a bordo del vascello che ha distrutto il suo. I marinai tedeschi frugano il cadavere prima di gettarlo fuori bordo, e scoprono in una tasca “un curioso pezzo d’avorio scolpito, raffigurante il viso di un giovane incoronato d’allori”. È un oggetto sicuramente molto antico e di fattura squisita: come è possibile che un semplice marinaio fosse in possesso di un oggetto così prezioso? Mentre un paio di tedeschi issano il corpo per gettarlo in mare, gli occhi del cadavere si aprono. Il nostromo Müller, un vecchio alsaziano superstizioso, giura che una volta in acqua il morto si sia rianimato e abbia cominciato a nuotare verso il fondo. Lo spietato comandante Graf Von Altberg-Ehrenstein non tollera questa superstizioni e per stroncare sul nascere queste storie fa frustare Müller e gli altri due soldati presenti…

Datato 1920, Il tempio è uno dei più affascinanti e originali racconti di Howard P. Lovecraft: la Prima guerra mondiale, un sommergibile, i militari tedeschi e la loro ferrea disciplina, un oggetto maledetto, le rovine di una città sommersa, vestigia di una civiltà antichissima e sconosciuta, la bizzarra fauna degli abissi, la follia e un mistero non-umano che potrebbe valicare i confini della morte sono trovate e/o temi che già da soli basterebbero a metter su una storia efficace, figuriamoci tutti insieme e legati da una narrazione resa incalzante dalla forma-diario. Pur in qualche modo rifacendosi alla tradizione letteraria su Atlantide e alla cronaca dei suoi tempi (con il drammatico affondamento del “Lusitania”), Lovecraft modella un incubo inedito e angosciante, imperniato su di una misteriosa statuetta d’avorio, raffigurante un volto antico dalla bellezza ipnotica. L’enigmatico sceneggiatore francese Rotomago e lo strabiliante allora esordiente Florent Calvez (l’albo originale è del 2005) rendono giustizia al valore del racconto da cui partono per realizzare questa bella graphic novel: i testi sono secchi, stringati ma non hanno perso del tutto lo stile voluttuoso dello scrittore di Providence, i disegni sono iper-realistici, plastici e ben valorizzati dalla colorazione al computer, cosa tutt’altro che comune. Imperdibile per ogni appassionato di fumetto horror e weird che si rispetti.



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