Il viaggiatore distante

Il viaggiatore distante

Romeo Fiorenza ha visto New York per la prima volta in una calda estate del 2000. Anche allora era con Diana, a cercare documenti sull’emigrazione della sua famiglia dalla Calabria verso il Nuovo Mondo. Un po’ turista un po’ esploratore di tutti i sogni più belli della sua adolescenza. Quella terra iconica rappresenta per lui tutto ciò che ha sempre amato: i fumetti, la musica di David Bowie, le edicole che non chiudono mai… Ma non avrebbe mai sospettato che un giorno, appena due anni dopo, Diana lo avrebbe convinto a lasciare Cagliari per trasferirsi in una villetta a White Plains. Nel cuore dell’inverno. E con un bambino in arrivo. Morgan ancora si culla nel caldo ventre di Diana quando arrivano nella loro nuova casa. Romeo ha spesso degli incubi grotteschi in cui il protagonista è sempre il suo futuro primogenito. La nuova vita è una continua scoperta, un turbinio di nuovi volti da imprimere nella memoria: c’è la nonna di Diana, donna Acheropita, un’arzilla novantatreenne con la passione per il caffè (“chillo bono”), l’irlandese Michael O’Rourke, l’ospitale vicino che gli svela misteriosi episodi del passato, come la morte dell’architetto Sal Bagatta, che abitava proprio nella casa in cui Romeo si è appena trasferito con Diana. Poi c’è Bernardette, la donna smunta e dall’aria triste che cura i piccioni e rifugge i rapporti con le persone. Abita in quel quartiere da decenni ma dopo la morte di Sal la sua vita ha subito un’implosione, verso la solitudine. O l’Esilio Interiore, come dice quella bozza disegnata che la donna ha perso al Museo di Storia Naturale e che Romeo ha raccolto, confuso e stupito, un giorno in cui non aveva proprio voglia di stare a casa per avere una scusa per litigare con Diana…

Il viaggiatore distante ha avuto una gestazione lunga, da far invidia agli elefanti. Quindici anni, quasi. Otto Gabos confessa ai lettori che scriverlo e illustrarlo lo ha messo alla prova, trasformandosi a seconda dei momenti in amico intimo o nemico assoluto. I primi due capitoli del libro, pur in una versione differente da questa che è stata rieditata e ampliata, sono stati pubblicati fra il 2006 e il 2009 dalla Black Velvet. Nella stampa, la bicromia di nero e azzurro è efficace e supporta lo stile di disegno pieno e dai tratti espressionisti. Se nelle prime pagine l’impressione è quella del romanzo illustrato con una forte componente introspettiva, per l’abbondanza di un flusso narrativo con i monologhi interiori di Romeo che vanno a scapito della componente di movimento propria del fumetto, con il procedere della storia il lettore può leggere in maniera più libera e il senso di attesa per ciò che accadrà migliora, grazie alle vignette che raccontano interazioni, scoperte, incubi e misteri in una New York abitata da numeri primi, venditori di pretzel “dagli occhi affilati di cane” e immigrati che mai hanno dimenticato la soleggiata campagna e il mare della Calabria. Fra le pagine si trovano spesso anche i luoghi amati dall’autore: la città di Cagliari, la spiaggia del Poetto con la sua Sella del Diavolo, la madre di Romeo sempre di fretta: “piedi piccoli, passi svelti”, i dialoghi notturni via mail con l’amico e collega conterraneo. Il viaggiatore distante ha una narrazione sospesa fra fiction e autobiografia in cui lo spazio è occupato da ricordi dolorosi, da nuove ansie sulla paternità che si trasformano spesso in visionari incubi (e proprio gli incubi sono fra le parti, a livello illustrativo e narrativo, più belle e riuscite), dalle riflessioni su quanto sia importante per chi lascia la propria Terra trovare oggetti totem che, come filo d’Arianna, aiutino a superare la distanza (un caffè buono, una salsa, un dj in stile calabrese per il matrimonio di un figlio italo-americano…). Soprattutto nelle pagine iniziali sembra ci sia una sorta di timore dello spazio bianco che schiaccia la suspense. I dubbi di Romeo si mescolano alle parole di David Bowie alla radio, le nuvole solcate dal volo intercontinentale hanno la voce interiore di un uomo che cerca il vuoto cavalcando vorticosamente i suoi pensieri. Nessuna pausa è concessa, in costante insonnia e flusso di coscienza. Dalla metà del secondo capitolo il racconto si distende e dà più spazio ai balloons per creare un tempo narrativo, allora il lettore comincia davvero a percorrere le vie di New York con Romeo e comprenderlo in maniera più profonda. Nonostante la paura di guidare l’auto sia una delle costanti della vita del protagonista, i lettori di fumetti allacciano sempre la cintura, non abbandonano l’autista: che si viaggi a duecento all’ora o a passo d’uomo, l’importante è che abbiano una bella storia da ascoltare durante il viaggio.



 

 

 

 
 
 
 

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