Insecto

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Per Lea e Lucas è in arrivo un altro giorno della solita routine. I due fratelli adolescenti siedono annoiati nei sedili posteriori mentre la madre parla al cellulare con il marito, ancora in viaggio per lavoro. Dopo la scuola, Lucas comincia il suo appuntamento preferito: spiare sua sorella che si cambia. Il buco della serratura non lo protegge e per Lea è sempre più semplice mettere in scena un gioco per alimentare il voyeurismo di suo fratello. Spesso i due sono a casa da soli, la madre è una giovane donna in carriera e non ha tempo per le discussioni e il sottile malessere esistenziale che si annida nella testa e nelle azioni dei suoi figli. Se Lucas esprime il suo stato d’animo con silenzi sempre più prolungati, Lea cerca di far capire a sua madre quanto sia inadatta al suo ruolo prima tagliando a caschetto i suoi lunghi e lucidi capelli neri, poi rinunciando alle lezioni di contrabbasso con cui la genitrice poteva vantarsi di lei con le sue amicizie altolocate. Lucas e Lea iniziano a credere di poter contare solo sul loro rapporto e così un pomeriggio in cui sono per l’ennesima volta soli con loro stessi e la loro inquietudine adolescenziale si ritrovano a unirsi in un atto d’amore che li faccia sentire bene almeno per un breve istante, fino a dimenticare i confini fra ciò che è lecito e ciò che invece si rivela un gioco pericoloso da cui è difficile uscire indenni…

La giovane autrice catalana Maria Llovet scrive e illustra un romanzo grafico che stupisce per la maniera trasparente e al tempo stesso impudica di raccontare la solitudine e l’ansia di vivere in una famiglia disfunzionale con genitori assenti, che tuttavia pretendono dai loro figli la perfezione assoluta. Il plot narrativo si concentra sui sentimenti e sul modo di affrontare una depressione adolescenziale più che latente di Lea e Lucas, due fratelli che cercano di salvare l’amore del loro nucleo familiare nell’unico modo che trovano plausibile: amandosi fino a confondere i confini dell’una e dell’altro. La distanza fra i due e il resto del mondo è resa a livello grafico con i loro capelli neri come la china che li differenzia dal biondo della madre, degli amici e dei rispettivi giovani amanti. Lo stile di disegno del fumetto trova ispirazione nella tradizione manga nipponica, sia nella fisionomia dei volti che nell’abbigliamento (in cui sembra di scorgere un riferimento alla serie Gokinjo Monogatari di Ai Yazawa), ma non mancano omaggi al grande fumetto italiano, in particolare alla Valentina di Crepax. L’autrice sceglie vignette orizzontali, che ricalcano i 16:9 e i campi lunghi cinematografici, per poi zoomare e arrivare a primissimi piani con particolari fisici che portano il lettore quasi a sentire il respiro dei protagonisti. Le azioni e i dialoghi sono pochi, le tavole puntano più sul piano emozionale che su quello puramente narrativo. Il titolo della storia anagramma uno degli ultimi tabù della nostra società, senza mai rendere l’argomento volgare o senza alcun intento moralizzante o volutamente oltraggioso. La scelta di raccontare un amore incestuoso qui ha più a che fare con l’ipocrisia che contraddistingue le famiglie apparentemente perfette o con l’idea errata di considerare gli adolescenti, in piena tempesta ormonale, ancora dei bambini, come fa la madre dei due protagonisti. Il finale è aperto a diverse interpretazioni ma si respira un senso di libertà fra i campi in cui la primavera comincia a esplodere, espresso con la brezza leggera che muove i cappotti leggeri di Lea e Lucas.



 

 

 
 
 
 

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