L’attrazione

L’attrazione
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Pierre vive a Parigi, è studente di architettura. O meglio, lo era. Non si è fatto più vedere in facoltà dall’episodio del raptus. È successo mentre preparava la sua tesi di laurea sulle terme di Vals, l’imponente opera dell’architetto svizzero Peter Zumthor. Ricorda una notte passata a fumare e scrivere senza sosta, come posseduto, spinto da un’attrazione irresistibile e ossessiva verso l’oggetto del suo studio, convinto di aver finalmente colto il mistero dell'edificio. E alla fine deve aver distrutto tutto, delle sue ricerche non è rimasta traccia. È il novembre 2013 quando decide di partire per Vals e raggiungere il complesso termale nella Valle dei Grigioni. Sceso alla stazione di Ilanz, cerca qualcuno che parli francese. Trova Christian, un vecchio allevatore che si offre di accompagnarlo all’albergo. Per la strada, mentre costeggiano la montagna, Christian racconta a Pierre di Vals. Dei molti alberghi falliti nel tempo, dello stabilimento per imbottigliare l'acqua della sorgente, dell’avviamento del progetto di Zumthor negli anni Ottanta. C'è una storia che circola per le valli, spiega il vecchio, una leggenda che quando era piccolo i suoi cugini erano soliti raccontare per spaventarlo. Si narra che nel punto in cui nasce l'acqua di Vals, proprio al centro del complesso termale, vi sia un passaggio segreto che conduce al cuore della montagna, e che proprio quest’ultima scelga ogni cento anni uno straniero per attirarlo a sé e divorarlo. Der mund des berges, le chiamano: le fauci della montagna…

Arriva anche in Italia, in una curatissima edizione brossurata targata Coconino Press, l’interessante graphic novel d’esordio di Lucas Harari, parigino classe 1990. L’Attrazione, che ha già riscosso un grande successo in suolo patrio, si innesta a livello grafico sulla tradizione della linea chiara, tipica del fumetto di ascendenza franco-belga. Uno stile dal tratto chiaro, pulito, rigoroso, che Harari contamina e vivacizza attraverso l’uso dei chiaroscuri e di una suggestiva, essenziale tavolozza di toni freddi, piegandolo alle esigenze di una storia al limite tra realtà e immaginazione. L’autore si fa voce narrante e testimone ultimo delle ricerche di Pierre, giovane studente in crisi, della sua misteriosa ossessione per il monumentale complesso termale di Vals, progettato (realmente) dal rinomato architetto Peter Zumthor, letteralmente incastonato nella montagna e studiato in ogni minimo dettaglio al fine di risultare in totale integrazione con l’ambiente circostante. Harari ne restituisce con precisione le perfette e inquietanti geometrie, facendo del continuum delle sale termali un vero e proprio labirinto, palcoscenico perfetto per una storia dalle tinte fosche e surreali. È un’attrazione cui non si può resistere - non a caso, il titolo originale è l’Aimant, il magnete - quella che guida i passi incerti di Pierre in un viaggio che si farà via via sempre più cupo, indugiando nel noir fino a sfociare in atmosfere da thriller. La storia funziona e intriga, sorretta dall’inquieta, suggestiva eleganza del tratto di Harari, pur scorrendo a volte con troppa rapidità. Le tavole del giovane autore non prevedono pause o spazi bianchi. Eppure, di quando in quando, offrono splendidi momenti di sospensione, di “non detti”, evocativi e sempre percettibili. Sono forse i momenti più riusciti e profondi di questo graphic novel, quelli che permettono al lettore di percepire lo scrosciare della pioggia in uno scorcio cittadino, corpi che si scatenano nella musica assordante di un night club, la tensione palpabile nel buio più assoluto, un lieve movimento che increspa le acque termali, quel silenzio sacrale che avvolge la montagna, scrigno di antichi misteri, al chiaro di luna.



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