L’interconnessione della realtà

L’interconnessione della realtà

1345 a.c., Egitto. Il faraone Ahktenkhamen si sta preparando per assurgere alla vita eterna, mentre i suoi cari amici Neferhotep e Graig si rammaricano di quanto sia divenuto crudele il loro compagno di gioventù. Forse il sommo sacerdote di Ahktenkhamen può aiutarli... Oggi, San Diego, California. Nella stiva di un aereo in procinto di atterrare, un affaccendato Dirk Gently sta cercando un bagaglio, uno qualsiasi... ma che sia proprio quello e non un altro! Sa già che il contenuto gli sarà utile più avanti, anche se non ha la più pallida idea di cosa contenga la valigia e per quale motivo potrebbe esserli d’aiuto. La prima cosa da fare a San Diego è trovare una nuova sede per la sua Agenzia di Investigazione olistica, un nuovo assistente e lasciarsi trascinare dal tutto (e non dal caso) in un nuovo caso...

Il titolo di questo primo volume delle avventure di Dirk Gently è L’interconnessione della realtà, vale a dire come tutto sia in qualche modo collegato, come il caso in realtà sia un meccanismo preciso di causa ed effetto, in altre parole olistico! In termini di scrittura questo vuol dire infarcire la storia di eventi apparentemente sconnessi tra di loro per darne poi un visione più globale e coerente, dimostrando come, appunto, ogni accadimento faccia parte di un grande disegno. Lo sapeva bene Douglas Adams quando scrisse le storie originali di Gently, ossia Dirk Gently. Agenzia di investigazione olistica (1987) e La lunga oscura pausa caffè dell'anima (1988), libri entrambi reperibili nelle edizioni Mondadori, assieme alla più nota serie della Guida galattica per gli autostoppisti. Chi ha letto qualcosa di Adams sa altrettanto bene come spesso le sue storie inizino in un modo senza però dare troppo ad intendere dove vogliano andare a parare, distraendoci con frequenti cambi di scena, personaggi ed una sempreverde ironia. Il compito di Chris Ryall non è stato certo semplice di conseguenza, dovendosi misurare sia con un protagonista tanto eccentrico sia con una struttura narrativa non lineare ma volutamente complessa ed intricata. Eppure il suo Dirk Gently c'è! Ryall sa entrare sin dalle prime vignette nello spirito (olistico) di Dirk, gli basta fargli prendere un taxi e non altro e soprattutto senza una specifica destinazione per creare immediatamente quel senso di incertezza e curiosità che traspira dai libri di Adams, lanciando la storia in un apparente nonsense, tra viaggi nel tempo, efferati serial killer provetti assistenti ed altre amene assurdità. Plasticissimi i disegni di Akins, meno quelli di Kyriazis ed una gran nota di merito per il layout delle copertine. Va segnalato questa versione a fumetti vuole essere una liaison tra i libri e la più recente serie tv per creare una sorta di continuity, ma i riferimenti sono pochi e poco invasivi: si consiglia, comunque, di recuperare le storie originali, se non altro per amor di completezza e soprattutto perché ne varrebbe veramente la pena.



 

 

 
 
 
 

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