L’odore dei ragazzi affamati

L’odore dei ragazzi affamati

Stingley è curioso del mondo che lo circonda, si interessa di geologia ma non solo: anche di economia e di etnologia, per esempio. Sostiene che ogni cosa sia collegata ad altro. E non accetta il riserbo come risposta. Anzi, appare un tipo piuttosto grossolano e laido. Così Oscar non può glissare, ed è costretto di malavoglia a spiegargli che non è la chimica, bensì la luce a fare la fotografia. Arte che ha appreso a Londra. Dove è rimasto poco, però, tanto che non ha perso il suo accento irlandese. Anche i suoi abiti sono di ottimo taglio, non sembrano davvero essere adatti a quelle terre riarse e vergini che poi così incontaminate non sono, visto che non sono certo i soli, loro due, a solcarle. E non semplicemente perché con loro c’è Milton, che considerano entrambi un moccioso anche se non si tratta affatto di un bambino, dato che ha già diciassette anni e sembra piuttosto sveglio. A diciassette anni, Oscar gli fa notare, lui aveva già perso la sua verginità. Ma quando Milton gli chiede come e con chi, il fotografo perde tutta la sua difensiva baldanza. E i ricordi si fanno amari…

Ogni genere letterario di per sé in effetti non è altro che un contenitore, una cornice: ha senza dubbio delle regole, delle caratteristiche, degli elementi di riconoscibilità, dei luoghi comuni che vengono riproposti, ma poi in realtà può essere rielaborato a piacimento a seconda della sensibilità dell’autore. È anzi questo in realtà ciò che ne rende maggiormente interessante la dimensione narrativa. Il western, per esempio, è il genere dell’epica della frontiera, della conquista, dell’avventura, dell’essere artefici del proprio destino, del conflitto fra diversi, della ricerca di libertà. Un contesto, pertanto, fortemente simbolico, che qui diventa lo sfondo per un dramma umano surreale, contemporaneo, sensibile, sensuale, vibrante, potente, inquietante, intenso, intimo, sensuale, ben sceneggiato e raffinatissimo, ricco di elevate citazioni letterarie, raccontato con ardente delicatezza sia dal punto di vista testuale che figurativo, vista la scintillante e passionale bellezza dei disegni, della tavole, di grande formato, e dei colori, in cui il fulcro è la sessualità. Siamo in Texas, ma è evidente dal gusto e dal tocco la base franco-mitteleuropea della graphic novel: l’eccentrico e ambiguo Stingley, per conto di un gruppo di privati che vogliono speculare verso occidente, soprattutto ora che la guerra di secessione si è conclusa, guida una spedizione. Con lui ci sono Oscar, un fotografo di origine irlandese (né il nome né i natali sono casuali…), che ha vissuto a New York ma da cui vuole allontanarsi mille miglia, che è lì per documentare, censire e catalogare chiunque e tutto ciò che incontra, e il factotum Milton. Stingley vede il sesso come un pericolo, Oscar deve – è non è affatto facile, non tradirsi quando si deve sembrare altro da sé è un’ardua tortura – nascondere il fatto di essere gay – quel mondo non potrà mai accettarlo, e il suo amore è morto ‒, Milton in realtà si chiama Weather. È una ragazza. E pure per lei partire ha rappresentato un’insperata opportunità per cercare di lasciarsi il doloroso passato alle spalle.



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