La cicatrice

La cicatrice
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Nogales è una città divisa in due da un muro: da un lato l’Arizona, dall’altro il Messico. La polizia pattuglia entrambi i lati, a sorvegliare il confine. Ma, una notte, i trafficanti di droga riescono a beffarla, grazie all’aiuto di chi copre loro le spalle lanciando pietre. È il 2012, e uno degli agenti sembra dimenticare di non poter agire al di là del confine… Estate 2017: la frontiera è diventata una zona di guerra, in cui è difficile perfino fornire cure e assistenza medica. Nel settore di Tucson, là dove le città lasciano il posto alla natura selvaggia e sopravvive disperato l’ultimo giaguaro libero degli Stati Uniti, ci sono ancora Associazioni che lasciano cibo e acqua per chi affronta il deserto. Volontari e sorveglianti si guardano con sospetto, ma salvare vite umane è più importante, e lasciare il cibo nel deserto non è un reato. Non lo è nemmeno seguire le tracce di chi non ce l’ha fatta, per provare a tracciarne, con qualche croce, il percorso e la memoria. A seguire le scie quasi invisibili di questi percorsi nel deserto, su quel confine segnato come una cicatrice, ci sono anche due italiani…

Una brevissima graphic novel nata sulla scia del successo di Churubusco, che era già ambientato (ma a fine del XIX secolo) in Messico. Il viaggio di Andrea Ferraris a Los Angeles per presentarne le tavole è stata l’occasione di entrare in contatto diretto con la frontiera e il muro tra Messico e Stati Uniti. Ne nasce un fumetto di una quarantina di pagine, un fascicolo spillato da presentare a Lucca Comics and Games 2017. La narrazione si sposta nel presente e la collaborazione con Renato Chiocca, che ha lavorato anche per il cinema e si è occupato di documentari, rende il fumetto – visivamente e narrativamente – molto vicino a un reportage. La brevità è anche nel delimitare i fatti narrati: una notte e un giorno al confine, due capitoli che propongono un’opposizione temporale che è anche una differenza di impostazione e di atmosfera. La Notte è un preludio, che rievoca in presa diretta un fatto di cronaca del 2012, l’uccisione di un sedicenne da parte della polizia di frontiera. Poche notizie sul processo – ancora in corso – introducono il Giorno, che somiglia di più a un diario di viaggio: una raccolta di testimonianze, ritratti, nomi e informazioni che vengono dall’esperienza diretta dei due autori e che spingono ad approfondire le storie di persone e Associazioni menzionate. La morte, presente fin dalle prime pagine, ha forme diverse: quella violenta e immediata di un colpo di pistola o quella lenta e agonizzante della fame o del veleno degli animali del deserto. Il passaggio della frontiera, nell’esperienza dei migranti e dei volontari, è un terreno ambivalente. Il libro è una riflessione – breve ma sentita – sul tema della migrazione, sui suoi esiti a volte tragici e a volte eccezionali, in cui non manca l’evocazione di chi, altrove, sta seguendo una speranza non attraverso il deserto ma il mare.



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