La guerra di Minkiaman

La guerra di Minkiaman
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Calogero è stanco di vendere copertoni d’automobile per conto della mafia per pochi spiccioli. È stanco di Balarm Town e del caos che la famiglia Cocuzza non riesce a gestire. Stanco di quel cane di suo figlio, Totuccio, che non sa badare a se stesso e riesce solo ad abbaiare. Come quei tre stupidi cani del vicino. Sogna una vita da gangster a Caravegas, dove suo fratello, Don Iachino, potrebbe fargli spazio fra le sue fila. Così convince Rosalia a lasciare quella triste casa in periferia, prende Totuccio dal suo giaciglio e lo porta nel giardino del vecchio Osvaldo, sotto una pianta. Si troverà bene, in fondo, fra i cani. Conosce il loro linguaggio. Quando Totuccio si sveglia, si ritrova circondato da Rocky, Rambo e Cazzillo. Quei tre non conoscono le buone maniere, pisciano nella ciotola dell’acqua e non badano a dove fare i bisogni. Eppure con i suoi tre nuovi amici Totuccio è finalmente felice, libero di correre per i campi, giocare a pallone, rincorrere le lucertole. Almeno fino a quando non sconfina nel campetto di calcio dove conosce i pugni e i calci di quel gran bullo di Bastiano Cocuzza e dei suoi scagnozzi. Totuccio non sa che proprio quell’incontro è la scintilla per scoprire nuove potenzialità e una nuova forza. Forse bastano una maschera, un cappello da baseball e un paio di vecchi pattini per salvare Balarm Town dalla prepotenza dei signorotti locali…

Se è vero che la terminologia, le parole ricorrenti e i nomi propri dei protagonisti del graphic novel La guerra di Minkiaman identificano subito con la Sicilia il territorio in cui si svolge la storia, l’autore specifica maggiormente la città dandole il nome di Balarm Town. Palermo, che ai tempi della dominazione araba era appunto nota come Balarm. Eppure il substrato mafioso della città è solo una parte della storia, che è principalmente una favola i cui veri protagonisti sono i cani, con tutta l’etologia che consegue e deriva da questa semplice e al tempo stesso attraente specie. Si potrebbe infatti pensare che i fatti narrati si svolgono in maniera troppo semplicistica. Gioco, risse, sesso, affezione per le persone, sfida all’esemplare alpha, caos. Pistole e puttane fanno parte del mondo degli uomini, è vero. Ma Totuccio, e la sua controparte mascherata Minkiaman, agiscono all’interno della storia come farebbe un cane. La mente di un cane risponde a stimoli e bisogni semplici rispetto a quelli degli uomini, meno razionali. Come Totuccio, capace di affezionarsi all’uomo che il vecchio Osvaldo chiama “maestro mancato” e che funge da precettore non solo per le materie canoniche ma anche per le esperienze di vita. Totuccio che sfida il cane alpha della sua città, si innamora di Susy ma alla maniera semplice dei cani. Totuccio il predatore, che attacca il branco straniero che viene da Caravegas per difendere il suo. Il cane amorale, che non sente il peso della colpa alla maniera dell’uomo. E infine torna a giocare con Rocky, Rambo e Cazzillo, perché chiunque abbia un cane maschio in casa sa che neppure il cane più adulto resiste al richiamo del gioco: non è commovente, né strano, è la loro natura. In questo La guerra di Minkiaman si distingue dalle più classiche storie di formazione, per una crudezza che tuttavia non diviene mai volgare, nonostante le frasi esplicitamente sessuali, nonostante i nudi e il degrado di una periferia urbana esasperata fino al grottesco. Come se guardassimo alla vita e alle relazioni sociali con lo sguardo privo di filtri dei canidi.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER