La Prima Repubblica e Pertini

Il partigiano Pertini e il suo luogotenente Pazienza sono una coppia formidabile. Sprezzante del pericolo e dal piglio marziale il primo, goffo e pauroso ben oltre la vigliaccheria il secondo, portano avanti una sgangherata Resistenza contro nazisti e fascisti tra guerriglia sulle montagne, attentati, spiate, interrogatori sfibranti in prigione, rocambolesche evasioni e soprattutto agghiaccianti barzellette machiste. Ma chi è Pertini? Il suo ruolo di predestinato gli è chiaro sin da bambino: la nonna di Enzo Bearzot gli profetizza che l’Italia vincerà inspiegabilmente i Mondiali di calcio in sua presenza nonostante la sua futura fama di portasfiga, e in un sogno il ragazzino vede il Palazzo del potere che frequenterà da protagonista popolato da strani figuri, tra i quali un gobbo con gli occhiali loschissimo, un Primo Ministro alto e grassoccio che si sforza di apparire simpatico ma si vede benissimo che è cattivo e un presentatore tv grasso coi baffi che nonostante sia un piduista fa la morale agli altri. Ormai anziano, non si rassegna certo allo stereotipo del vecchietto e gira in decappottabile, si reca in visita ufficiale da Tito accompagnato da Donna Summer vestita (?!) supersexy, spara giudizi su musica, fumetti e calcio confondendo i nomi e facendo gaffe epocali. E poi, nel 1985, viene il momento di lasciare il Quirinale al suo successore, Francesco Cossiga. Gli elettori di sinistra si aspettano l’odiato Kossiga, ma quello che vedono è un omino sbiancato che pare aver scelto un ostinato low profile. Anche Pertini è perplesso…

Difficile nel 2019 spiegare ai giovani cosa ha rappresentato la figura di Sandro Pertini per la politica e il costume italiani. L’ex comandante partigiano incorruttibile, il vecchio socialista dal carattere impossibile, la scheggia impazzita che prendeva sempre la parte del popolo di fronte all’arroganza del potere e alla cieca violenza delle stragi, l’anziano statista con la pipa e gli occhiali che esulta allo stadio come un ultrà o che gioca a carte con i calciatori come un qualsiasi pensionato al bar. Wikipedia dixit: Pertini è stato il settimo presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 1978 al 1985. Medaglia d’argento al valor militare nel 1917, durante il Ventennio fu perseguitato per il suo impegno politico contro la dittatura di Mussolini, e nel 1925 fu condannato a otto mesi di carcere, quindi costretto a un periodo di esilio in Francia per evitare una seconda condanna. Continuò la sua attività antifascista anche all’estero e per questo, dopo essere rientrato sotto falso nome in Italia nel 1929, fu arrestato e condannato dal Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato prima alla reclusione e successivamente al confino. Nel 1943, alla caduta del regime fascista, fu liberato e partecipò alla battaglia di Porta San Paolo nel tentativo di difendere Roma dall’occupazione tedesca. Contribuì poi a ricostruire il PSI fondando insieme a Pietro Nenni il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria. Nello stesso anno fu catturato dalle SS e condannato a morte, ma riuscì a salvarsi grazie a un intervento dei partigiani dei GAP. Divenne in seguito una delle personalità di primo piano della Resistenza italiana e fu membro della giunta militare del Comitato di Liberazione Nazionale in rappresentanza del PSIUP. Da partigiano fu attivo soprattutto a Roma, in Toscana, Val d’Aosta e Lombardia, distinguendosi in diverse azioni che gli valsero una medaglia d’oro al valor militare. Nell’aprile 1945 partecipò agli eventi che portarono alla liberazione dal nazifascismo, organizzando l’insurrezione di Milano, e votando il decreto che condannò a morte Mussolini e altri gerarchi fascisti. Non a caso con le sue vignette Pazienza semba essere interessato soprattutto al Pertini ex guerriero, sempre in bilico tra ragione e cuore, tra moderazione e lotta armata, tra disincanto e passione rivoluzionaria. Uno che – per citare proprio Pazienza – era “indeciso se mettere o meno nel cassetto la sua Walther PPK ma poi, una volta chiusa nel cassetto insieme alle sue Colt, al Kalashnikov, allo Schemeisser, alle tre Luger, alle Nagan, all’Enfield, al Mauser e alla bestiale Remington 44 mod. Syracuse, non l’ha più tolta da lì. Capitolo chiuso. Se non avesse fatto così, ora sarebbe insieme a Curcio e compagni. Ma siccome ha fatto così, è diventato Presidente della Repubblica. Come dire che a volte basta poco”. Aperto da una lunga (e abbastanza trascurabile) introduzione dei fumettisti Maicol & Mirco, il volume della Cococnino Press è diviso in due parti. Da pag. 11 a pag. 83 riproduce il volume Pertini. Da pag. 85 a pag. 182, invece, è presentata una ampia selezione della satira politica di Andrea Pazienza, con vignette quasi tutte tratte da “Il Male” ma anche da “Ottovolante” (inserto satirico che ebbe brevissima vita del quotidiano “Paese Sera”), dalla rivista “Frìzzer”, da “Tango” (inserto satirico del quotidiano “L’Unità”) o da “Il clandestino”, supplemento de “L’Espresso”. In appendice la prefazione originale all’edizione 1983, quella della Primo Carnera Editore, firmata da Vincenzo Sparagna, che racconta quella volta mitica che il vero Presidente Pertini ricevette lui, Vincino e Forattini al Quirinale. Per la cronaca Andrea Pazienza, che era l’unico vero invitato, se la prese.



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