La quarta variazione

La quarta variazione

Cosa fare dopo l’esame di maturità? Accademia delle belle arti o qualcosa di più sicuro? L’artista? “Mentre c’è ancora gente che si spacca il culo nei campi…”. Prossimi alla maturità artistica, ma con le idee tutt’altro che chiare, Marco e i suoi amici aspettano la fine dell’anno. Sono tutti più o meno alla ricerca di un piano per la vita dopo l’esame, un piano di cui le persone si possano fidare e che sia credibile agli occhi degli adulti, quelli veri. Una storia solida da raccontare, in sostanza. In questa terra di nessuno tra l’adolescenza e lo spazio adulto c’è chi, come Sofia, la sua storia se l’è scritta pezzo per pezzo, per non lasciare spazio alle domande e all’indecisione, anche se è la propria. Ma c’è anche chi la sua storia dopo l’esame non riesce a vederla, fatica a raccontarsela e tantomeno riesce a raccontarla agli altri. E pur avendo nel disegno una strada scritta, Marco prova la “fatica di essersi ficcato in questa fatica del disegno”…

La quarta variazione esce per Bao Publishing nella collana “Le città viste dall’alto”, che raccoglie storie che non potrebbero succedere altrove ma che potrebbero succedere a te. Infatti La quarta variazione racconta di qualcosa che è successo a tutti: guardare la fine dell’adolescenza per affacciarsi, anche con sgomento (dio, che nostalgia!), sull’età adulta e chiedersi: “Cosa diamine faccio dopo la maturità?”. Una risposta, assai credibile, provano a darcela i disegni di Alberto Longo (in arte Albhey Longo), classe 1993 (ma perché, esistono davvero quelli nati dopo il 1990?), bravo disegnatore cagliaritano che vive nei dintorni della fertile Torino. La quarta variazione è il racconto di un passaggio, dicevamo, che arriva diretto dalla voce dei protagonisti, Marco e i suoi amici. Eppure per una buona metà è solo il racconto dello stare fermi in un punto: è l’esperienza della sospensione necessaria tanto quanto transitoria di un sogno, quello di disegnare. Solo poi arriva la spinta leggera ad andare oltre il punto esatto in cui le giustificazioni che Marco esplora per non dover più provare la fatica del disegno cessano di essere tali e di avere significato. Punto. Ed è lì oltre quel limite che smette di avere senso confinare le proprie scelte per la via normale: qualcosa di serio che comunichi fiducia, ai grandi. Le note pop e la cifra autobiografica sembrano “puzzare” di Zerocalcare, ma la benedizione del maestro sparata in copertina si fa garante di una grande autonomia: “avercene”.



 

 

 

 
 
 
 

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