Le straordinarie avventure di Pentothal

Le straordinarie avventure di Pentothal
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Bologna, 1977. Le tre di notte. Andrea si sveglia da un sonno turbolento e agitato, costellato di bizzarri personaggi partoriti dal suo subconscio. C’è Lucilla, la sua ragazza, che lo aspetta sotto casa e chiama insistentemente il suo nome a squarciagola. Le tre di notte e vuole parlare, chissà di cosa. Lui in realtà lo sa benissimo di che si tratta, è preparato a ciò che sta per sentire. E meno male, finalmente è giunto il momento, a dirla tutta Lucilla ha anche aspettato troppo. È finita, quando è finita le parole sono concise e arrivano dritte al punto. Le mancanze che l’hanno convinta a chiudere? Disinformazione, pigrizia, scarsa dignità, la tendenza a viversi addosso. Andrea non è produttivo per il Movimento, il suo essere artista lo fa sentire superiore a tutto e a tutti anche se non se ne rende conto, lui se ne frega ma non realizza di non essere indispensabile alla causa. Se dormi una notte in facoltà non significa che hai partecipato attivamente all’occupazione, e “l’Espresso” una settimana sì e una no e “Linus” quando capita non bastano a dirsi aggiornato su quello che accade nel mondo. Bisogna che Andrea si dia una regolata, che si metta in testa che non può sparare a zero contro i compagni dei collettivi e contro gli autonomi senza che darsi da fare. E così Lucilla lo ha lasciato. Che poi, che cazzo vuol dire “ti lascio”? Non fare più l’amore, non vedersi più, non salutarsi quando ci si incontra per strada? Forse niente di ciò, o forse tutte queste cose assieme. Quel che conta è il concetto, amen, Lucilla lo ha lasciato. “La meccanica non m’interessa, la meccanica non m’interessa, la meccanica non m’interessa”…

La prima tavola in cui è presente il personaggio di Pentothal è anche la prima in assoluto disegnata da Andrea Pazienza, comparsa nell’aprile 1977 sulla rivista “Alter alter”, ma la prima pubblicazione integrale della striscia è del 1982. Nel ‘77 Paz aveva poco più di vent’anni e studiava al DAMS (“una scuola di drogati” come la definisce ironicamente lui, calcando la mano su uno stereotipo diffuso), in quegli anni una vera fucina di talenti che a Bologna trovavano il clima e la vivacità culturale per esprimersi: oltre a Pazienza, l’autore del cult Altri libertini Pier Vittorio Tondelli e il leader degli Skiantos Roberto “Freak” Antoni. Pazienza era un ragazzo come tanti, con le preoccupazioni di molti suoi coetanei, l’ansia del fuori sede trapiantato nella città universitaria per eccellenza, quella Bologna che trasuda lotta e partecipazione, la vicinanza al Movimento del ’77 da cui talvolta sembra prendere le distanze. Andrea/Pentothal – innegabile il parallelo, visto che il protagonista è evidentemente l’alter ego dell’autore – ha un dono: il disegno, quel dono di natura che compare nelle tavole finali. Il fumetto italiano del tempo abbondava di fantasia, ma latitava lo sguardo sulla realtà. In Le straordinarie avventure di Pentothal confluisce il realismo estremo del biografismo di Pazienza col malcontento, la disillusione, la politica, il sesso, l’abuso di droghe, ma l’elemento fantastico è fortemente presente. La follia visionaria di Paz crea un mondo grottesco, surreale, onirico, ricco di una popolazione variegata tratta da incontri reali o spesso solo sognati. Le tavole, in cui i tratti mutano quasi a ogni pagina a far bella mostra della versatilità dell’artista, si intersecano e talvolta si ammucchiano senza la minima coerenza logica e senza alcuna pretesa di unitarietà. Se si pensa di poter trovare un’interpretazione univoca del fumetto, ci si sbaglia di grosso. A tal proposito vale la pena citare una delle frasi che il personaggio pronuncia in un suo libero fluire di pensieri: “Qualsiasi significato attribuito a un’opera, al di là della prima inintaccabile identificazione della quale l’artista è depositario, è arbitrario, ed un’opera significa o non significa esattamente quello che vedete”.



 

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