Limoni

Limoni

Palazzina al civico n. 13, terzo piano: è là che si svolge la festa di Elena. I tre ragazzi, arrivati contemporaneamente all’appuntamento, decidono di prendere l’ascensore per arrivare prima e magari conoscere qualche bella amica della padrona di casa. Passano pochi istanti da quando si chiudono le porte dell’ascensore, che quel maledetto li avvisa con uno “scrisssss-clong” di non avere alcuna intenzione di proseguire la sua salita. Dopo qualche flebile tentativo di forzare l’uscita, i tre decidono di chiamare l’amica, che ovviamente non risponde. Il secondo tentativo è chiamare l’assistenza, ma la musica d’attesa ricorda ai tre malcapitati che il sabato sera è difficile trovare dei tecnici disponibili. Non resta altro che aspettare. Per ingannare l’attesa i tre sconosciuti, uniti solo dalla conoscenza di un’amica in comune, che poi si rivela essere stata per tutti e tre più di un’amica, cominciano a raccontarsi delle storie il cui fulcro, manco a dirlo, è il sesso. Essendo dei perfetti sconosciuti, ciascuno deve parlare senza far capire agli altri due compagni di sventura se il racconto è un fatto personale oppure una storia sentita da un amico o da un conoscente: la privacy prima di tutto, perfino quando ci si trova isolati dentro un ascensore. Comincia così una carrellata di aneddoti sentimentali più o meno spinti che cominciano tutti più o meno così “Tipo che un tipo che conosco”…

Limoni, fin dal titolo e dalla cover, ci spiega subito la materia con cui il lettore avrà a che fare e non si vergogna certo di usare termini come limone o limonare, perché proprio dall’atto del baciarsi parte ogni storia raccontata nel semiserio compendio sentimentale scritto e disegnato da Emanuele Rosso, che però avvisa: “Se ogni relazione sentimentale parte (anche) da un limone, non ogni limone conduce a una nuova storia d’amore”. In effetti, i “tipi” che si ammucchiano e si danno il cambio nelle varie storie raccontate dai tre ragazzi imprigionati nell’ascensore raccontano una varietà umana che affronta in maniera differente, ora cerebrale, ora più istintiva, non il rapporto di coppia ma quell’intervallo di tempo che va dal primo appuntamento a “fino a quando dura”. L’ambiente raccontato è principalmente quello universitario o immediatamente successivo, dei giovani adulti che cercano di farsi spazio nel mondo del lavoro ma sono costretti a convivere ancora più o meno felicemente con coinquilini, amici e altre tipologie di affittuari con cui dividere le spese e i piccoli drammi amorosi e sessuali della post-adolescenza. Oltre ai tipi e alle tipe, compaiono fra le pagine personaggi letterari e storici più o meno noti a distillare pillole di saggezza o di ansia ai protagonisti dei racconti (Freud, Wallace, Gadda, il Nanni Moretti di Palombella rossa). Il libro è declinato in brevi sketch in cui si alternano didascalie e piccole vignette in sfumature di matita acide a contrasto e china. Il punto di vista narrato è esclusivamente maschile, è così evidente che di sentimenti e altri istinti non sono uniche depositarie le donne. Uno spaccato di vita con situazioni che vanno dal convenzionale fino all’intimista in cui il tipo di turno sviscera dubbi e paure intorno al sesso e all’interazione con le ragazze, che si rivelano spesso portatrici sane di strane malattie come la nostalgia e la gelosia, spesso giustificata perché gli uomini che compaiono nelle ministorie sono spesso predatori (più o meno consapevoli), indecisi e ancora proiettati solo sulla soglia dell’età adulta.



 

 

 

 
 
 
 

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