L'ombra dello scorpione - Captain Trips

L'ombra dello scorpione - Captain Trips
È notte fonda quando Charlie Campion, custode in una base militare segreta del deserto della California, sveglia la moglie Sally. La prega di vestirsi in fretta e furia, di caricare la piccola LaVon e le loro poche cose in macchina e di abbandonare il bungalow nel quale vivono da tre anni. Qualcosa è andato storto al Progetto Azzurro, i tecnici di laboratorio sono tutti morti improvvisamente, fulminati da chissà quale cazzo di malattia stanno studiando o creando laggiù. Charlie non lo sa: sa solo che deve scappare con la sua famiglia prima che i militari lo sbattano in quarantena o peggio. Tossendo come un forsennato, si mette al volante. Il giorno dopo la sua macchina si schianta sulle pompe di una stazione Texaco sulla route 93, ad Arnette, in Texas: la scena che si presenta davanti al gestore Bill Hapscomb e ai suoi amici, che accorrono, è allucinante: una donna e una bambina piccola morte da ore, coperte di muco e mosche, e un guidatore in agonia, che muore poco dopo mentre lo trasportano in ambulanza. L'agente patogeno che ha trasportato fuori dala base militare e ha scatenato sugli Usa è contagioso al 99,4% e letale al 99,4% : tutti le persone che Campion ha incontrato durante la sua fuga si ammalano e spargono il contagio, seminando la morte con una progressione geometrica irresistibile. Solo un certo Stu Redman, che pure era lì alla stazione di servizio, pare immune alla malattia, ribattezzata dai media Captain Trips: perché?
Prima parte della riduzione a fumetti de L'ombra dello scorpione, uno dei capolavori di Stephen King e della Letteratura contemporanea tout court.  Ispirato - come racconta lo stesso autore nel suo saggio Danse macabre - dal capolavoro post-apocalittico La terra sull'abisso di George R. Stewart, dalla incresciosa vicenda del rapimento dell'ereditiera Patty Hearst e dalla visione di un documentario sulla guerra batteriologica, L'ombra dello scorpione è la summa dei temi-cardine e degli stilemi della scrittura del Re: tante storie diverse che convergono spazialmente, ritmo forsennato, alternanza tra atmosfere urbane o splatter e spazi mistico-bucolici, working class heroes, l'handicap, l'infanzia, la religione, la malattia, la morte. Che qui arriva sotto forma di una terrificante pandemia di super-influenza che spopola il pianeta in meno di un mese (abbastanza attuale, no?) soffocando l'umanità nel catarro. La sceneggiatura di Roberto Aguirre-Sacasa (celebri i suoi Nightcrawler e Marvel Knights 4 per quanto riguarda i fumetti di supereroi, premiatissima la serie tv “Big Love” trasmessa qui in Italia da Fox e Cult) è efficace e martellante, anche se l'impresa di sintetizzare in poche decine di pagine un'epopea di quasi mille era persa in partenza; i disegni di Mike Perkins (The death of Captain America) sono nel solco del nuovo Rinascimento del realismo patinato che monopolizza il comicdom statunitense da qualche anno, e a giudicare dallo sketchbook di chine originali in appendice al volume sono un po' penalizzati dai colori squillanti di Laura Martin, ancora più messi in risalto dalla prevalenza di sfondi neri attorno alle vignette. Figurine sgargianti di incubi e morte, if you know what I mean.

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