Macerie prime – Sei mesi dopo

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Ora che ci riflette, Zerocalcare si rende conto che la voglia di “mandare affanculo tutti” non è una novità, nella sua vita. La prima volta è stata quando era ragazzino. Il nonno gli aveva regalato il Gameboy per il suo compleanno. Con Tetris e Supermarioland. Era appena uscito, non ce l’aveva nessuno. Lui era felicissimo. Ma per i primi venti giorni non ci aveva giocato quasi mai. Perché? Perché non sapeva dire no agli amichetti che glielo chiedevano in prestito. Una piccola parte della sua coscienza provava a tutelarlo: “Il Gameboy è tuo, checcazzo”, gli ripeteva, con le fattezze di Taro. Questo Taro era il criceto della cugina di Zerocalcare, un animaletto fancazzista e scontroso, che “faceva solo quello che gli andava di fare, cioè un cazzo, e non si curava di nessuno”, suscitando la disperazione della ragazzina. Ma un’altra parte della sua coscienza, con le fattezze di un armadillo, sosteneva che lui doveva fare di tutto per essere benvoluto dagli amichetti: “Già sei quello sfigato, diventa pure quello stronzo che non presta le cose e ciao. Fai prima ad ammazzatte”. Il dissidio interiore era destinato inevitabilmente a deflagrare. La rissa sanguinosa tra Armadillo e Taro aveva visto quest’ultimo soccombere e poi sparire dalla vita di Zerocalcare, con una frase a metà tra la minaccia e la maledizione. Ora che Armadillo non c’è più ed è lo spregiudicato Panda ad aver preso il controllo della coscienza di Zerocalcare, il disegnatore ha cambiato completamente atteggiamento verso il mondo esterno. Non avverte più l’obbligo a rispondere a tutti gli scocciatori, non si sente più troppo scortese a dire “No”, non avverte più sensi di colpa nel negarsi a questa o quella iniziativa politica/benefica. Però a controllare “cosa hanno scritto tutte le persone dell’universo su di lui nelle ultime 24 ore” non riesce ancora a rinunciarci, non ha ancora imparato il metodo sticazzi. Quindi inizia come ogni mattina a perlustrare i social. Sedicenne che lo insulta su Twitter, ok: “l’internet dell’odio a sedici anni ci sta”. Routine, routine, routine, rout…? Un post su Facebook attira la sua attenzione. Tale Gianpupazzo Stuccachicchero si lamenta vivacemente che Zerocalcare ha rifiutato il suo invito nella ridente Stocazzago sull’Adda, mentre “gli inviti dei senatori” nella stessa cittadina li ha accettati eccome, e poi “disegna storie per lamentarsi e offendere la nostra città”. Il disegnatore risponde appena appena piccato, ma spiegando la situazione, cioè il casino che è successo all’incontro con il senatore. Bling! Pochi secondi e appare il commento di tale Mitomonio Tastieroni, che lo minaccia: “Guarda se riprovi a mettere piede a Stocazzago sono cazzi tuoi. Facile fare i fumetti a distanza e sputare nel piatto in cui si mangia”. Zerocalcare perde il lume della ragione e risponde per le rime. Intanto suona il telefono. È Cinghiale, vuole ricordargli che oggi è invitato a pranzo da lui e Christine, deve conoscere la loro bambina, no? Lui vorrebbe inventarsi una scusa, evitare l’imbarazzo di rivedere amici con i quali ha litigato e di sentirsi costretto a fare mille complimenti a un neonato che invece magari è tutto bitorzoluto. Però alla fine accetta l’invito…

Seconda parte per la amara ma ovviamente spassosissima graphic novel generazionale di Zerocalcare. Sono passati sei mesi dall’uscita di Macerie prime, che ha stabilito un record per il fumettista di Rebibbia, arrivando alla ristampa dopo la prima tiratura di 100.000 copie in meno di tre settimane. Ma sono passati sei mesi anche per i personaggi, sei mesi dallo “scazzo” del disegnatore con i suoi amici, sei mesi passati ad aspettare i risultati del bando europeo a cui hanno partecipato e in cui tutti, tranne proprio Zerocalcare, ripongono tante speranze. Non ci sono molte novità: Deprecabile e Katja sono sempre più sull’orlo della crisi perché lei vuole un figlio a tutti i costi, Sarah è sempre più insofferente della sua vita e del suo amore con Sailor Uranus, Secco – che fa il supplente molto sui generis in una scuola e negli occhi dei ragazzini non vede nessuna luce di speranza, perché sono “nativi delle macerie” come lui – aspetta a giorni la sentenza in un processo che, se negativa, significherebbe la perdita del lavoro. Però a ben vedere qualche novità invece c’è: innanzitutto nessuno sa in questi mesi che fine abbia fatto Giuliacometti, e poi sulla scena è arrivato un nuovo personaggio, la piccola Mira, figlia di Cinghiale, che dà modo a Zerocalcare di infilare nel fumetto un po’ di satira sul tema “neonati”. Ma la novità più grande è che il fumettista ha cambiato modo di rapportarsi al mondo: guidato dal cinico Panda e non più dall’ansiogeno Armadillo, ora “se la tira” e ha chiuso i rubinetti della sua disponibilità. Tutti i nodi del groviglio di rancori, delusioni, miserie che si è creato nel gruppo (e nella testa di Zerocalcare) però vengono al pettine nel mondo post-apocalittico in cui si svolge la trama parallela del libro, e finalmente scopriamo qual è la sinistra entità che per vendetta vuole la rovina dei protagonisti. Privato e pubblico, memoir e fiction, registro comico e drammatico si alternano senza soluzione di continuità in un lavoro che promette di rappresentare per Zerocalcare un vero e proprio punto di non ritorno. Sarà difficile infatti in futuro per il fumettista romano mettersi così tanto a nudo e al tempo stesso offrire un ritratto così vivido di un certo tipo di circatrentenni, quelli che possiamo riduttivamente definire come “alternativi romani”. Se proprio dobbiamo trovare un difetto all’operazione Macerie prime ora che la vediamo nella sua completezza è il troppo spazio dedicato al tema “gestione degli accolli”: comprendiamo che per Zerocalcare sia una vera emergenza quotidiana, però insomma tutte le persone mediamente famose (e anche molte non famose) sono oggi assediate da richieste, messaggi e bonari ricatti. Ma non tutte la fanno così lunga.



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