Mooncop – Poliziotto lunare

Mooncop – Poliziotto lunare
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Tutto scorre tranquillo sulla colonia lunare… troppo tranquillo. Dopotutto, l’idea di prosperare sul satellite terrestre non era poi così buona. A dimostrazione di ciò, la popolazione della piccola comunità si riduce sempre di più; ormai quotidianamente, dalla rampa di lancio partono shuttle che riportano i coloni sulla Terra. Vien da sé che l’unico agente di polizia di stanza nell’insediamento non sia mai troppo occupato, incastrato in una routine interrotta solo da un cane smarrito o da qualche passeggiatore che si è spinto troppo oltre i confini del compound. A nulla servirà l’altissima percentuale di successo nella risoluzione dei casi che ne fanno un perfetto servitore della legge: 100% con zero esiti positivi su zero interventi. Il trasferimento sulla Terra è stato negato e la depressione è dietro l’angolo. Ma i superiori sono sempre attenti al morale dei propri sottoposti e non mancheranno di mandare un breve quanto inutile supporto psicologico. Tuttavia, il mondo lunare continua a sfaldarsi, le strutture sono in avaria, i musei chiudono e l’androide con le sembianze di Neil Armstrong si aggira squinternato tra gli edifici, a ricordo di un grandioso passato, di cui il presente non sembra all’altezza. A breve, Mooncop e la neo-arrivata impiegata della caffetteria finiscono per essere gli ultimi due individui sulla faccia della Luna. Non resterà che fare ciò che fanno tutti gli esseri umani quando hanno bisogno di riflettere sulla propria condizione: guardare il cielo in una notte che pare eterna…

Nonostante lo stile vignettistico di Tom Gauld, celebre nel Regno Unito e negli Stati Uniti per le collaborazioni con “New York Times” e “Guardian”, Mooncop è un’opera molto più profonda di quanto possa risultare in apparenza, aperta a molteplici chiavi interpretative. La progressiva solitudine che, giorno dopo giorno, caratterizza l’esistenza dell’agente lunare è un tema che, sotto molti aspetti, riporta alla mente vicende come quella di Dave Bowman in 2001: Odissea nello spazio o il Major Tom citato in più brani da David Bowie; l’allontanarsi dalle proprie certezze verso l’ignoto dello spazio interstellare, in un misto di paura e curiosità. Tuttavia, nella storia di Mooncop, che assiste allo sfaldarsi di una società nata dal sogno dell’intraprendenza che contraddistingue la nostra specie, sembra esserci qualcosa di molto più “terrestre” e introspettivo. Esattamente come la condizione umana che non permette di avere il controllo sugli eventi, Mooncop non può impedire il dissolversi della comunità che è chiamato a proteggere e, allo stesso tempo, non può abbandonarla; se venisse dispensato dalle proprie responsabilità, tutto ciò che la colonia lunare ha rappresentato diverrebbe inutile. Anche se resteranno solo edifici vuoti e caffetterie di cui sarà l’unico avventore, quelle vestigia continueranno a richiedere la sua sorveglianza, a protezione dalle polveri lunari e da quelle del tempo; questa volta, dovrà essere lui la bandiera immobile e l’impronta sul suolo. Tutto ciò che gli resta è guardare la Terra da lontano, obiettivo e chimera. Quello che gli serve è molto più coraggio di quanto ne abbia avuto chi ha deciso di salire sull’ultima nave diretta a casa. Mooncop è un eroe perché l’eroe, per definizione, è chi resta, anche nella situazione più disperata. Solitudine e depressione, i suoi super-villain, non vinceranno finché ci sarà almeno una persona con cui scrutare lo spazio che lo separa dalla destinazione finale …



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