Neuro Habitat

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Prossimo futuro. In un appartamento dall’arredamento minimale e tecnologico ad un piano altissimo di un grattacielo di una megalopoli invasa dallo smog, vive un giovane dai lineamenti stilizzati, senza naso, capelli o sopracciglia. Ama stare da solo, persino a Capodanno ascolta un messaggio d’auguri della madre solo dalla segreteria telefonica, senza nemmeno rispondere. Si addestra al tirassegno con una pistola a pallini, per capriccio la prova su un gatto, poi quasi lo strangola e infine lo mette nella vasca da bagno, dove il suo pitone domestico può cibarsene. Lui ordina una pizza intanto: la consegna – dietro la porta rigorosamente chiusa – un corriere con la maschera antigas. Dopo la pizza il ragazzo chiama una escort, la prostituta arriva, fa per spogliarsi ma lui la blocca subito: il sesso gli piace solo virtuale, vuole che la ragazza stia seduta accanto a lui sul divano mentre lui gioca alla playstation. Lei cerca di fare conversazione, imbarazzata, lui risponde a monosillabi. Il tempo scade, la ragazza prende i soldi, saluta e se ne va. Lui subito telefona all’agenzia di escort per protestare: quella tipa parlava troppo. Un’anziana vicina di casa è stata trovata morta nel suo appartamento: il ragazzo spia dallo spioncino mentre i sanitari con la maschera antigas portano via il cadavere chiuso in una body bag nera. Intanto il suo pitone si è infilato nel condotto d’areazione e ha inghiottito un bambino che viveva in un altro appartamento. Rimasto incastrato nel condotto, è stato soppresso dalla polizia accorsa sul posto. Il telegiornale dà la notizia, sottolinea che la polizia sospetta che il proprietario del serpente sia un altro inquilino de grattacielo. Il ragazzo piange in silenzio…

Tappa emblematica nel percorso autoriale del trasgressivo fumettista spagnolo Miguel Ángel Martín questa minimalista graphic novel dal sottotitolo rivelatore Cronache dall’isolazionismo. Una parabola sull’alienazione e la solitudine viste sia dal punto di vista generazionale che sociale (e in questo senso Neuro Habitat è un lavoro dai toni addirittura profetici, visto che risale a prima del boom dei social network e degli smartphone) raccontata con la consueta verve iconoclasta. I temi cari al geniale e perverso autore iberico ci sono tutti: la mutazione/mutilazione corporea, l’inquinamento, il sadismo, i comportamenti ossessivo-compulsivi, la “fissa” per una tecnologia (per esempio i capitoli sono numerati in codice binario), il sesso estremo, la musica d’avanguardia (l’appartamento del protagonista è tappezzato di poster dei Magma, band progressive francese degli anni ’70 e lui ama ascoltare il loro album d’esordio, il visionario Kobaïa). Il tratto è più scarno ed espressivo che mai, arte postmoderna al sapore di Tratto-Pen, l’approccio disperante e disperato ma anche venato da una sottile ironia.



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