Ody-C ‒ Verso Ithicaa

Ody-C ‒ Verso Ithicaa

Quando la gloriosa Troiia-VII infine, dopo dieci lunghi anni, cade, le Achaee non lasciano nulla: saccheggiano e colpiscono i superstiti fino a quando della città non resta nulla. Intanto Odyssia prega affinché Anfitrite la guidi a casa, alla sua Ithicaa dolce. Così, presa la sua transnave Ody-C comincia il viaggio fra le stelle, verso casa, da sua moglie e suo figlio Telem, che quando la comandante lasciò la sua isola era appena un infante. Ma gli Olimpi, finita la guerra, non trovano altro modo di svagarsi se non dando tormento alle achaee supersititi: Ene, Gamen e soprattutto Odyssia, che ha scatenato l’ira di Poseidone pregando Anfitrite invece che lei. Ma la dea dei mari che circondano ogni stella e pianeta del cosmo non parla di vendetta contro l’astuta quanto scaltra Odyssia: il suo mettersi di traverso è un modo per non rendere le cose facili a colei che ha dimenticato il suo nome. Così agita la rotta della Ody-C portando il caos, e la nave non riesce a tenere la rotta neppure con tutti gli sforzi delle ancelle e delle meccanogeniere che consentono all’astronave di muoversi in modo armonioso. In tutto questo arrivano anche le Cicone, piratesse spaziali al soldo del regime troiiano. Ma Odyssia, la stregalupa, ha un animo guerriero e non può soccombere a un pugno di mercenarie senza vessillo, così lei stessa e alcune sue fedeli compagne si scagliano fuori dalla Ody-C, verso le navi cicone, in un arrembaggio che distrugge infine ogni nemica che rema contro il suo ritorno in patria…

L’operazione di Matt Franction, resa ancor più lisergica dai disegni e dai colori di Christian Ward, è originale quanto intrigante: portare un poema epico come la immortale Odissea in un tempo futuro, in uno spazio cosmico e in un universo in cui tutti – guerrieri, dei e nemici giurati – sono donne. Alcune sono femmine particolari, come Hera, dotata di una lunga barba bianca come la sua chioma, o Poseidone, che sembra quasi un’androide con la sua bocca laccata di rosso e il corpo metallico. Gigantessa dai molti seni e dall’unico occhio è la mostruosa Ciclope di Kylos; lotofaghe le donne del Fago-Mondo; sacerdotessa di Apollo la donna che offre il suo forte vino a Odyssia e alle sue guerriere. La dea Zeus infatti, dopo aver ucciso suo padre, ha distrutto tutti gli uomini affinché nessuno di loro potesse reclamare la sua testa, e proibito nuove nascite XY. Il fumetto si presenta con molte più didascalie che dialoghi, scritti in modo tale da replicare uno stile epico ma modificando la materia narrata in versione sci-fi. I dialoghi sono in bilico fra gli arcaismi, utilizzati per una sorta di coerenza interna con le didascalie in esametro, e il gergo moderno che non disdegna insulti coloriti. Molto più del testo, talvolta un po’ forzato e troppo distante dalle immagini psichedeliche che caratterizzano il libro, colpiscono i disegni accattivanti e originali nella fisionomia dei corpi e degli strumenti tecnologici e biomeccanici che arricchiscono gli ambienti. La difficoltà di lettura delle vignette, talvolta standard, talvolta orizzontali su due pagine o concentriche, è una sfida a cui gli autori sottopongono il lettore e con cui tengono viva l’attenzione spesso altalenante per via dei troppi stimoli visivi e di una storia che corre impazzita riassumendo in un unico breve volume quasi tutta la parte centrale dell’Odissea. Un fumetto che rinnova i miti dell’antica Grecia sotto la lente al neon della modernità gender.



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