Ofelia

Ofelia

Nonostante il suo nome, Ofelia ama gli uomini sicuri di sé e decisi. Quella di “Essere o non essere?” è una storia già vista che non la riguarda. Nonostante il nome, Ofelia è già troppo insicura di suo per tollerare gli altrui dubbi, seppur amletici. La vita, la sua, sarebbe anche semplice, eppure come tutti tende a complicarsela: “Analizziamo troppo, temporeggiamo, ci lamentiamo e non facciamo nulla per cambiarla”. La vita di suo, con le sue svolte inaspettate, saprebbe pure sorprenderti in modo improvviso, coglierti di sorpresa, sempre però che non ti impegni scientificamente a sbatterle la porta in faccia: “Oggi la felicità ha bussato alla mia porta offrendomi un paradiso di opportunità, ma non le ho aperto. Credevo fossero i testimoni di Geova”. Ma non c’è motivo per scoraggiarsi, basta cercare gratificazioni alternative, forzando un po’ la mano: “Non ti preoccupare, so bene che non sei venuto al mondo per soddisfare le mie aspettative… ma ti dispiacerebbe far finta per un attimo che sia così?”…

Come in un quadro di Escher i meta-livelli di narrazione si moltiplicano esponenzialmente, restituendo allo spettatore ‒ ops, al lettore ‒ il caleidoscopio delle mille personalità che occupano l’allegro condominio di Ofelia. Vignette e meta-vignette, battute e meta-battute sono ancoraggi solidi a piccole idiosincrasie quotidiane che chiaramente consentono a Ofelia di restare nella sfera della apparente normalità. Miriadi di micro nevrosi esorcizzate a suon di un’incalzante ironia che talvolta lascia piacevolmente senza fiato. Brevi e rapide incursioni, dal segno essenziale, al di fuori della propria “comfort zone”, danno ad Ofelia la possibilità di sembrare quasi una normale tardo adolescente. Un fumetto leggero e complesso insieme, fatto di rigore e improvvisazione, come una partitura Jazz, che trova il suo antenato diretto nella storica Mafalda, realizzata dall'argentino Joaquín Lavado (in arte Quino). Nata dalla matita della giornalista Julieta Arroquy, Ofelia muove i primi passi sul web, spopolando su Instagram e Facebook, per approdare poi sulla carta e risentire un poco della caduta: la narrazione istantanea su cui poggiano le strisce di Ofelia si presta sicuramente meglio al web. Un altro freno all’opera, altrimenti davvero ben riuscita, è rappresentato dal susseguirsi di citazioni talvolta forzatamente colte, sminuite dalla loro stessa pretenziosità. Il quotidiano di Ofelia è osservato sempre sull’orlo di una crisi di nervi e se ha l’ambizione di un umorismo à la Woody Allen, spesso raggiunge il risultato di un esordio da “Zelig”.



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