Parole rubate

Parole rubate

Lunedì notte, Rai Radio 1. Come ogni settimana superata la mezzanotte le voci radiofoniche di Dorian Ferri e Chiara Greco iniziano ad addentrarsi nei meandri oscuri del mistero. Le conversazioni lasciano da parte storie sentimentali e vicende private degli ascoltatori per approfondire il loro “lato oscuro”. Chi vuole può chiamare per raccontare i propri incubi e chiedere aiuto a quello che un tempo era uno psicologo di celebre fama. Questa volta tocca a Luca di Napoli, un ragazzo spaventato dagli incubi che lo attanagliano nelle ultime settimane. Luca ogni sera vede un essere diabolico uccidere ferocemente altre persone senza che lui possa fare nulla per aiutarle. I dettagli sono particolareggiati, le sevizie anche, il sangue scorre e lui si ritrova lì, inerme, davanti al mostro mentre questo commette un’orrenda carneficina. Sembrerebbe un incubo come tanti ma Dorian Ferri non riesce a crederlo: il suo sesto senso, o meglio il suo “io energetico” lo costringe ad approfondire quella vicenda, perché lui l’orrore lo conosce e sa bene che ciò che ha visto Luca non ha nulla di onirico. Tra le sue amicizie, per fortuna, c’è anche il commissario di Polizia Paola Montano, che tirata giù dal letto, suo malgrado, ascolta il racconto inquietante del suo amico ex psicologo. Ovviamente sa che lo aiuterà e farà delle ricerche, perché sa che per esperienza quell’uomo che ha davanti a sé ha un rapporto particolare con casi del genere. Ferri, nel frattempo, si reca a Napoli dove il giovane Luca gli racconta dove tutto è iniziato: al cimitero della sua città, dove con altri amici aveva organizzato un reading poetico. Tra le tombe di Virgilio e di Leopardi e una bevuta di assenzio, delle ombre oscure hanno occupato la sua mente, facendo conoscere ciò che non avrebbe mai immaginato…

Come mette in chiaro il suo autore sin dall’inizio questo fumetto può essere considerato un remake cinematografico. E, in effetti, fin dalle prime immagini veniamo catapultati nella versione pugliese di Eyes Wide Shut di Kubrick, con tanto di villa abbandonata usata solo per festini mascherati e nomi dei protagonisti interpretati da Nicole Kidman e Tom Cruise. La storia si muove spesso su binari prevedibili e, seppur con l’inserimento di sorprendenti ritrovamenti storici legati a Leopardi, voltare pagina non produce  quell’effetto sorpresa che ci si aspetta in una lettura del genere. La sensazione di deja vu, o piuttosto, deja entendu, è forte, quindi, ma non tratta di quella interferenza verso una dimensione altra di cui si parla nell’articolo iniziale dedicato a questo fenomeno, bensì di un rifacimento di qualcosa presente nel passato (aver introdotto, poi, questo argomento a premessa del fumetto, piuttosto che come appendice non fa altro che caricare di aspettative). Decidere di dare ad alcuni personaggi i volti di alcuni attori di successo del cinema nostrano, come Claudio Bisio, Mariagrazia Cucinotta o Alessio Boni ‒ e una somiglianza non dichiarata della speaker radiofonica con Alessandra Amoroso ‒ sottolinea la verosimile natura di reboot del progetto. I bei disegni di Beniamino Delvecchio sono molto scuri, privi di uno spiraglio di luce (appare evidente una certa impronta à la Dylan Dog che si vuole dare alla storia), il colore nero la fa da padrone e il tratto scelto è decisamente naturalistico, mettendo meglio in risalto gli elementi più bui della storia.



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