Pigiama computer biscotti

Pigiama computer biscotti

Alberto scrive e disegna fumetti. Il suo non è un lavoro sicuro, né stabile: e questo lo sa bene, lo sa troppo bene. Perché ha una moglie, è arrivato anche un figlio, e deve fare i conti nel vero senso della parola) con la quotidianità. Il che vuol dire terminare la sua graphic novel, e insieme portare a termine una commission da un’azienda grafica, e insieme stare con il figlio, e insieme condurre una vita normale. Ma condurre una vita normale può essere compatibile con la creazione artistica? La parte più difficile, probabilmente, è trovare l’ispirazione: la cerca in spiaggia, la cerca la notte, la cerca insieme al suo amico Michele (alias Zerocalcare)… e lo fa mentre la moglie lo spinge a cercare una casa nuova, fino ad un trasloco. Fino ad essere messo con le spalle al muro alle sue responsabilità: “Tu mi aiuti, sì. Ma non fai mai nulla di tua volontà”, gli dice la moglie. La prima risposta naturale è quella di sdegno. Ma poi basta rifletterci sopra un po’, per capire che forse occorrerebbe spersonalizzarsi, capire anche i diversi punti di vista, per accorgersi che pensare di far bene non equivale automaticamente a fare bene. Facile? Difficile? La quadratura del cerchio è mettere insieme il pigiama per la casa, il computer per il lavoro e i biscotti per il piccolo: che insieme stanno proprio bene…

La Bao Publishing ha il grosso merito – e lo ha da parecchi anni ormai (dieci, come suggerisce il logo impresso sulle loro cover nel 2019 – di aver sdoganato definitivamente il fumetto come arte, anzi Arte Sequenziale, degno quindi di una collana e di approfondimenti, così come lo sono i suoi autori. E proprio come lo è Alberto Madrigal, autore di Pigiama Computer Biscotti, che arriva al suo terzo romanzo grafico come autore completo e probabilmente ad un punto di svolta per la sua maturazione. Perché fonde perfettamente le diverse anime che lo animano: ognuna mette un colore, un segno, un sapore, ognuna contribuisce in maniera impercettibile a creare un mosaico nel quale sono inscindibili i vari pezzi, e la somma è di gran lunga migliore selle sue singole parti. Certo, non è esente da difetti: nonostante la narrazione di Madrigal sia un flusso di coscienza facilitato dalle sue morbide pennellate e dall’ariosa costruzione delle sue tavole, a volte risente di un ristagno narrativo, come se il ritmo non fosse sempre perfetto. Ma le sequenze lente sono controbilanciate da un autobiografismo sincero e a volte spietato, ma sempre in punta di penna e pennello, con quella leggerezza che è propria solo dei grandi autori. Pigiama Computer e Biscotti, alla fine, può definirsi come un rito di passaggio, una presa di coscienza, un piccolo pamphlet sulla genitorialità e sulla creatività: e su come si possa, e si debba, tentare di conciliare due mondi così apparentemente distanti (la sregolatezza imposta dall’ispirazione, la perfetta cronologia delle giornate obbligatoria per i bambini). Fondendosi insieme, per restituire un perfetto quadro sulle insicurezze di un artista e più genericamente sui dubbi, sulle paure e sugli ostacoli che giorno per giorno rendono la vita quello che è.



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