Rat-Man il grande

Tutto ebbe inizio quando era solo un bambino: il nostro eroe perse entrambi i genitori a una svendita in un grande magazzino. Fu in quella precisa circostanza, complici le ladrate che gli esercenti spacciavano per offerte, che decise di combattere il crimine. Era necessario trovare un simbolo, qualcosa che atterrisse i malviventi già col suo nome e con la sua immagine. Fu per caso, alla consegna del suo numero di Topolino da parte del postino, che tutto diventa improvvisamente chiaro: di giorno avrebbe continuato ad essere un industriale, di notte avrebbe indossato i panni di Rat-Man. Solo il suo avido maggiordomo conosce la sua vera identità. La città è minacciata da un criminale spietato e cinico, il Buffone, che ha rapito un orfano chiedendo un riscatto ai genitori… Rat-Man ha subito un attacco da una decina di uomini che lo hanno scambiato per un tale Alfredo, è stato colpito con bastoni e spranghe ed è ora piuttosto malridotto in un vicolo, dove giace agonizzante. Fortunatamente viene trovato dal dottor Denam e da sua figlia Thea, che lo portano nel centro di ricerche biologiche Genesis. Qui il supereroe viene sottoposto a cure sperimentali, ma scopre anche il perverso piano dello scienziato: creare una razza completamente vegetale, apatica, priva di sentimenti e facile da controllare. Nel centro Genesis si deve però far fronte anche alla fuga di Primus, un mutante che è stato il primo passo verso la creazione dei vegetoidi; una volta libero potrebbe creare parecchio sconquasso… Il quartiere a luci rosse pulsa come fosse il cuore malato e perverso della città senza nome. È una torrida palude di degrado e perdizione, il luogo sordido dove il sesso sfrenato diventa l’unico desiderio dell’uomo. Verrà un giorno in cui tutto questo verrà spazzato via... quindi Rat-Man farà meglio a sbrigarsi! L’ispettore Brakko lo ha coinvolto nelle indagini sulla Gatta, una donna incredibilmente sensuale e irresistibile, chiamata così perché si struscia e poi graffia, o meglio si accoppia e uccide, oltre a divorare parti delle sue vittime. Potrà Rat-Man resistere alle voglie che solo la magnetica e intrigante Gatta può insinuare nella mente delle sue prede?

Leo Ortolani, pisano di nascita ma parmense per crescita e formazione, ha iniziato precocissimo a palesare un talento straordinario per il disegno, con l’aggiunta di una peculiarità che nel corso degli anni ha saputo trasformare da stranezza in cifra distintiva: i personaggi “col muso di scimmia”. Anche dei neofiti del fumetto e di Rat-Man non tarderanno a identificare questa particolarità che rende lo stile dell’autore così immediatamente riconoscibile. La prima apparizione del personaggio di Rat-Man è datata 1989. Allora Ortolani era poco più che ventenne, ed era reduce da un premio per la migliore sceneggiatura assegnato da una rivista di settore. Gli anni successivi furono quelli dello sbocciare del suo personaggio più noto, gli anni dell’esordio professionale nel 1992 e dell’autoproduzione delle prime storie nel 1995. Questo Rat-Man il grande contiene ben sei storie, puro Leo Ortolani al 100%: se Le sconvolgenti origini del Rat-Man è un chiaro omaggio all’uomo pipistrello burtoniano con chiaro intento parodistico (sentiero battuto poi a tutto andare negli anni successivi con moltissimi albi come 299+1, Star Rats, Titanic 2000, The R-File! e Il morso del Ragno), con La minaccia verde! si intende invece fare ironia sui B-movie di fantascienza, e con La gatta! si sperimenta un’originale fusione di aspetti tratti dai generi noir, poliziesco ed erotico. Non c’è realismo, ma una divertentissima trasfigurazione della realtà. C'è anzi un doppio filtro: quello dell’autore e quello delle storie di cui si è nutrito, un sottobosco fatto di cultura fumettistica, citazioni stereotipate da cartone giapponese e frasi da kolossal cinematografici. Ortolani si mostra molto tradizionale nel seguire il modello del comic supereroistico americano, e sceglie quasi sempre tre strisce a pagina e fino a quattro vignette per ogni striscia. Accurato è l’uso della parola, ma anche dei silenzi, che fanno crescere l’attesa della battuta in un continuo gioco di gag. Rat-Man unisce il gusto per il nonsense a un umorismo demenziale ma comunque ricercato. Il personaggio è una riuscitissima caricatura, è il paradigma di tutto ciò che è brutto, debole e goffo, dell’uomo che spreca irrimediabilmente tutte le sue occasioni. L’autore riesce insomma con il suo essere diverso da tutto il resto a far risultare la sua opera non un semplice fumetto, ma come diceva Hugo Pratt “letteratura disegnata”.



 

 

 

 
 
 
 

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