Tatuaggi

In una prigione maschile, una guardia porta un detenuto dal direttore perché si è fatto tatuare in cella la scritta “MORTE AI POLIZZIOTTI” sul braccio sinistro. Il direttore si alza, si allenta la cravatta, si sbottona la camicia, si toglie la giacca e sfoggia un petto completamente tatuato, altro che quella misera scritta sgrammaticata. Così, invece di sbatterlo in isolamento per otto giorni, decide di tenerlo un’ora nel suo ufficio per raccontargli la storia del tatuaggio, che affonda le radici addirittura a più di cinquemila anni fa, come è attestato dal ritrovamento, nel 1991 sulla frontiera italo-austriaca, del corpo di un cacciatore che presentava su tutto il corpo una serie di tatuaggi terapeutici. La narrazione del direttore, dunque, parte da lontanissimo, ai tempi in cui, secondo Erodoto, a marcarsi erano gli Sciti, un popolo di guerrieri nomadi che viveva in Siberia, nella regione dell’Altaj, nel 500 a.C.: i loro re ostentavano, infatti, disegni di animali favoloso sul tutto il corpo; passando in Europa, la pratica di disegnare il corpo era diffusa tra le popolazioni celtiche, soprattutto tra i Pitti, il cui nome deriva dal latino pictura, e, secondo la Germania di Tacito, tra i Germani, che avevano l’usanza di incidere un Y sulla fronte come simbolo di riconoscimento. Insomma, il tatuaggio è una pratica diffusa da sempre come strumento di guerra, di transizione, di catarsi, di appartenenza. Di identità…

Con Tatuaggi Jérôme Pierrat, caporedattore di “Tatouage Magazine”, e Alfred, illustratore di Grenoble, aprono una finestra sul fenomeno del tatuaggio, che, come afferma nella prefazione la docente di antropologia delle società complesse Alessandra Castellani, è passato dall’essere un marchio maledetto a rappresentare un segno mainstream. Il fumetto dell’accoppiata francese è un vero e proprio viaggio illustrato nella storia del tattoo, che parte dalle sue origini tribali e giunge fino ai giorni nostri, in cui la pratica si è diffusa in maniera universale e trasversale, soprattutto a partire dal XVIII secolo, quando James Cook, in ritorno dal suo primo viaggio nei mari del Sud, introduce in Europa una parola onomatopeica che riproduce il rumore “tau-tau”, provocato dal battere sulla pelle di uno strumento che incide la carne. Col passare del tempo, quello del tatuaggio è diventato un fenomeno di massa che ha assunto diverse declinazioni e sfaccettature: c’è chi si tatua come segno di protesta, chi solo per abbellire il proprio corpo, chi, ancora, per incidere in modo indelebile un evento sulla propria pelle. Una pratica ben illustrata da questo volume, attraverso una narrazione semplice, puntuale ed efficace e disegni evocativi, dinamici e precisi: un mix che racconta in modo incisivo la storia e le numerose sfumature che compongono l’affascinante universo del fenomeno del tatuaggio.

 


 

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