Timothy Top – Verde cinghiale

Timothy Top – Verde cinghiale

Timothy Top non sta vivendo un gran periodo. Ha otto anni, due grandi passioni (tra cui i supereroi), non ha paura di – quasi – niente, una maestra brutta come la fame, la sete e un filo di carestia e simpatica come una colica renale (o come i compagni di classe, che sono anche peggio: non fanno che prenderlo in giro, isolarlo, trattarlo male), una sorellina che ha ancora bisogno del ciuccio e due genitori troppo presi a correre non si sa bene dove e a litigare in maniera convulsa e compulsiva a ogni ora del giorno e della notte per accorgersi davvero di lui e di tutto il mondo intorno. Ma Timothy non ha solo questo: ha anche una tartaruga acquatica di nome Tecla, una passione per Little John, lo splendido albero che fa meravigliosa mostra di sé nel parco cittadino, e che col cambiare delle stagioni cambia colore alle sue foglie, poteri eccezionali, tra cui un pollice verde e guaritore da far invidia al migliore dei giardinieri (e diventa anche fluorescente, alla luce della luna), un grido di battaglia che ricorda nientedimeno che Dostoevskij, un mantello di foglie, formule magiche incomprensibili, un buffo e tenero cinghialotto per amico e consigliere (“Pensa Verde! Pensa Verde!”) e un acerrimo nemico. Un losco figuro, brutto e antipatico, subdolo, mellifluo, viscido, un imprenditore senza scrupoli di nome Mr. Plumbee, ossessionato dalle linee tra le mattonelle e non solo, che vuole far passare il suo progetto di far diventare il parco un mostro di cemento come una cosa buona, così gli alberi non saranno più tristi per le foglie perse. E la tragedia è che qualcuno gli crede…

Si legge in un attimo perché non si riesce davvero a staccarsene, si divorano letteralmente le pagine e vorresti che continuasse ancora, ancora e ancora. Il primo libro della saga di Timothy Top è bellissimo. L’autore della graphic novel, in collaborazione con Fabrizio Verrocchi, che ne ha curato il logo, è Daniele “Gud” Bonomo, che dopo la laurea in scienze politiche ha deciso di dedicarsi anima, corpo e matite al fumetto, creando storie in cui i grandi e universali temi della vita come l’amicizia, il coraggio e l’altruismo sono protagonisti, ma senza retorica (non a caso è stato anche l’illustratore della Notte dei giocattoli, su testo di Dacia Maraini: se lì la protagonista era una bimba di nove anni che non voleva andare a dormire, qui è un ragazzino di otto a cui i sogni danno forza): i disegni sono splendidi, accattivanti, raffinati - fanno venire alla mente un sacco di cinema, da Tim Burton fino a Hitchcock e Cassavetes -, i colori vivaci, la storia avvincente. Semplicissima, chiara, fresca, appassionante e mai banale, superficiale o ridondante: racconta con testi equilibrati e azzeccatissimi che si amalgamano alla perfezione con l’aspetto figurativo, e caratterizzando pienamente tutti i personaggi, l’infanzia, la paura di crescere, la solitudine, il senso di diversità perché si amano cose differenti da quelle che piacciono a tutti, il desiderio di combattere per i propri ideali, la speranza, la forza dei sogni e degli affetti, la gioia e la malinconia.



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