Tutte le ossessioni di Victor

Tutte le ossessioni di Victor

Tutta colpa di Miriam. Victor la trova a letto con un tizio con cui lei lavora e la caccia di casa. Solo che casa non è la sua e così, valigie alla mano e coda tra le gambe, inizia un viaggio avanti e indietro nel tempo, a spasso negli occhi, gli odori e tra le cosce delle tante bambine, ragazze, donne che ha amato e poi lasciato andare. Due racchette il prezzo per le tettine di Lucilla, vicina col fiuto per gli affari, i capelli di Ines nell’adorata pizza margherita e le crepes nauseanti della sorella Bianca; le mutandine della sfortunata Betty che provocano erezioni ai funerali, poi Alice, la figlia del panettiere, Chiara e le monetine per i videogiochi, la pelosissima Maria. Di abbraccio in rifiuto, in quello che all’inizio sembra un diario del c...uore e presto si trasforma nel lettino di uno psichiatra, con la scoperta che le "femmine" sono solo una delle fisime assillanti di Victor...

Elogio dell’assimilazione delle proprie (com)pulsioni, l’intensità di Tutte le ossessioni di Victor si rivela solo nel finale, quando Victor esce dal suo labirinto per gettarsi nell’ignoto: sullo sfondo dell’elenco delle fissazioni del medio-man, infatti, c’è il passare degli anni, il ricombinarsi delle nostre molecole e un’analisi di gesti quotidiani universalmente riconosciuti come superficiali, ma che, stratificati, ci costruiscono giorno dopo giorno. La normalità e la follia di questi atti diventano maschere da indossare per convenienza, e per lo stesso motivo da gettare sul ring come si fa con le grandi coppie: natura e cultura, passato e futuro, vita e morte. I termini, a forza di scontrarsi, si dissolvono l’uno nell’altro, generando prima sgomento, poi confusione e accettazione. A vederlo così Tutte le ossessioni è “un’elaborazione del lutto” sotterrata dalla prosa arguta e leggera di Davide Calì e da una vagonata di invenzioni grafiche. Il tratto pieno e grafico di Squaz (Pasquale Todisco) dà al flusso di coscienza di Victor volume, colore e quindi significato, con un passato bruciato dalle tinte calde del sole dei ricordi e un presente affaticato su e giù per scale di grigio e contorni graffiati. Tavole surreali(ste) e composizioni di ogni tipo espandono il testo, mettendo in vignetta le metafore e i deliri di un uomo molto moderno. La malattia è frammentata in ossessioni, che nell’indulgenza dell’auto-racconto mutano in manie e poi in difetti; irritanti, poi scusabili e infine simpatici, finché la carta non diventa uno specchio da girare pensando che, in fondo, così strano ‘sto Victor non è. Esperimento riuscito.



 

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