Ugo Foscolo indagatore dell’incubo

Ugo Foscolo indagatore dell’incubo
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È una notte come le altre al cimitero di Como. O forse no. Una notte di morti viventi creati da Ippolito Pindemonte: vuole vendicarsi di Napoleone per il suo editto di Saint Cloud , che obbliga a costruire i cimiteri lontano dalle mura cittadine. Ma Ugo Foscolo, l’indagatore dell’incubo, non può permettere che un uomo venga ucciso, neppure se quest’uomo è Napoleone Bonaparte e chi vuole ucciderlo è invece uno dei suoi migliori amici: “Addio Ippolito!”. E così l’imperatore francese è salvo. Certo non è facile comunicare con lui se il vocabolario di Ugo si restringe a “Oui, je suis Catherine Deneuve”, anche se Napoleone stesso è ammirato; il poeta infatti gli ha mostrato con quella frase di conoscere il 98% della lingua francese. Ora l’importante è non cedere all’antico Mostro babilonese dello spiegone, ma l’indagatore dell’incubo non riesce a scampare alla voglia di spiegare per filo e per segno le sue azioni. Il mostro vermiforme sta diventando sempre più grande e più babilonese: esso si nutre degli spiegoni del poeta, da questi trae la sua forza. Non sarà facile rigettarlo nell’inferno da cui è arrivato, ma per il basettato Ugo Foscolo i guai sono appena cominciati. Appena giunge nella stamberga dove riposare le sue stanche membra infatti uno strano rumore si diffonde per l’aria e i cittadini vengono immobilizzati per qualche minuto. Quando si svegliano non sono più gli stessi. Soprattutto Mario il contadino. È diventato un feroce assassino e ha cominciato a uccidere con il suo forcone diverse persone nel villaggio...

Davide La Rosa è un nome abbastanza noto nel panorama fumettistico italiano. I suoi “fumetti disegnati male” gli hanno valso diverse collaborazioni fra cui quella con la trasmissione televisiva Voyager. È inoltre il volto che si nasconde dietro “Dio”, account Facebook che gode dell’appoggio di oltre 30.000 like. Cosa rende i suoi lavori così apprezzati? Sicuramente non il tratto vignettistico accurato, tant’è che il commento ricorrente di chi sfoglia uno dei suoi fumetti è quasi sempre, quasi fosse un riflesso condizionato: “Ah, ma questi son disegni? Saprei farli anche io!”. Il che è vero, ma Ugo Foscolo indagatore dell’incubo è molto più di un fumetto disegnato male (anzi malissimo). È una storia in cui si trovano azione, fantascienza, mistero e Padania libera. In cui reminiscenze liceali e mesmerismo si fondono per dar vita a una trama in cui l’autore riesce a trovare un nesso fra alieni, banshee, Jacopo Ortis, capitani coraggiosi con altrettanto coraggiosi mozzi di nome Norberto, cimiteri indiani e antiche maledizioni, macchine del tempo e perfino un poeta semisconosciuto del 1318 come Gualpertino da Coderta, ancora ignaro del suo prossimo (non) futuro. Un testo da leggere per sorridere dei suoi crossover storici improbabili e dei suoi personaggi scimuniti, che mette in luce la capacità dell’autore di ordire una storia credibile usando originali ingredienti fra cui un’alta dose di demenza e i mobili Ikea. Da regalare a chi è immerso in quel periodo della vita in cui si è costretti a studiare I sepolcri, per strappare una risata anche “all’ombra de’ cipressi e dentro l’urne”.



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