Un’estate italiana

Un’estate italiana

Bologna, giugno 1990. L’Italia in festa attende l’inizio dei Mondiali di calcio. Flavio sta accompagnando il suo vecchio amico Yuri Salati nel ritiro della nazionale colombiana; là, a quanto pare, Yuri deve incontrare un dirigente per firmare l’ultimo buon contratto della sua carriera, prima di appendere le scarpe al chiodo. Flavio è un po’ perplesso, perché non conosce altri calciatori italiani che abbiano fatto una scelta simile, ma Yuri crede sia l’ideale per chiudere col calcio. A dire la verità, Flavio non ha nemmeno capito perché Yuri abbia voluto farsi accompagnare sin là, e continua a ripetere che spera non sia una cosa lunga – Yuri dice che crede che lui gli porti fortuna, che anzi ha proprio un gran bisogno di fortuna. Flavio è scocciato: non vede l’ora di tornarsene a casa da sua moglie Linda e dal piccolo. Yuri chiede qualcosa di Linda, Flavio resta evasivo; quando insiste, gli ricorda che sa tutto del loro passato. Roba di un secolo fa, sbotta Yuri, non mi terrai mica il muso per tutta la vita. Flavio s’azzitta e non sembra contento. Storie vecchie ma irrisolte. Intanto i due sono arrivati nel campo d’allenamento dei colombiani; Yuri si smarca dal vecchio amico e si fa avanti verso il tizio della security, spiega sottovoce che deve parlare con Eulalio, che viene da parte di Don Armando. Poi s’accende una sigaretta e va dal magazziniere che lo sta aspettando, per consegnargli un pallone di calcio più pesante del solito – dentro ha qualcosa di proibito, di circa due chili, che va portato prima possibile da chi di dovere, e chi lo perde muore. Adesso Yuri deve portarlo a chi lo sta aspettando senza perdere un minuto. Altro che contratto. Quando esce, a Flavio dice che è stato un trionfo, che ha firmato per due anni con l’opzione per il terzo, che oltretutto gli hanno regalato il pallone dei mondiali: però si cambia programma, adesso si deve andare a Milano. Flavio sbuffa, vanno. Stacco. Appennino Romagnolo, primavera 1970. Yuri Salati dà spettacolo giocando in mezzo agli altri ragazzini, nella piazza di Ospitale. Ha il fuoco nei piedi. È un bambino difficile, a casa non va niente bene, ma quando gioca a pallone è tutta un’altra storia. Di lì a poco lo vorrà ingaggiare il Cesena, nelle giovanili...

Un’estate italiana è una graphic novel nera, dal retrogusto pallonaro; stando a quanto si può leggere sul blog dell’illustratore, Denis Medri, i prodromi del lavoro sono vecchi sei anni: nel 2012 Medri e Brizzi avevano iniziato a collaborare, a partire dalle avventure de Il Signor Malaventura, pubblicate a puntate su “Il Fatto Quotidiano”; in quel periodo avevano imbastito un’idea per una graphic novel a partire da un vecchio soggetto di Medri. Quel soggetto è stato il nucleo di Un’estate italiana. Nel frattempo sono passati circa sei anni tra canovacci, stesure, complessa ricerca dell’editore e agognata pubblicazione: nell’estate 2018, in coincidenza con i Mondiali di calcio, la Panini s’è giocata questo fumetto. In copertina, la vecchia mascotte di Italia ‘90 – si chiamava “Ciao”, parola inequivocabilmente italiana e facilmente compresa nel mondo; in salsa Medri-Brizzi, Ciao comincia a perdere la testa e qua e là s’intravedono macchie e schizzi di sangue, a voler suggerire che c’era parecchio torbido da queste parti, ventott’anni fa. La loro Un’estate italiana – il titolo gioca sul popolarissimo inno dei vecchi Mondiali di Italia ‘90, quello delle “notti magiche” – è tuttavia più un’oscura vicenda di decadenza e corruzione di un calciatore a fine carriera e di un suo amico d’infanzia piuttosto che un nero amarcord dell’epoca, come forse copertina e titolo potevano suggerire; probabile che ci fosse un intento pesantemente allegorico nelle vicende rappresentate, sebbene solo episodicamente o irregolarmente riuscito. Se l’ambizione autoriale era suggerire che l’Italia stava per sprofondare in un periodo di avvilente degrado (politico, economico, culturale) credo che si sia rimasti sul piano delle velleità e delle intenzioni, con parecchie cadute nel kitsch; se invece l’ambizione era più semplice, cioè raccontare quanto in basso può cadere un campione e quante persone può trascinarsi dietro nel suo crollo, allora va detto che le cose sono andate meglio: ho la sensazione però che ci fosse, come dire, un bel pensiero massimalista dietro questo Un’estate italiana che mi obbliga a limitarmi a un giudizio appena discreto. Altrimenti il titolo sarebbe stato, per dire, L’ultima azione di Yuri Salati e probabilmente l’editore sarebbe stato un altro (e il disegno in quarta di copertina sarebbe andato in prima, per capirci, mantenendo in quarta la cinematografica battuta “Puoi correre quanto ti pare, ma il passato, prima o poi, ti frega in contropiede”). Cosa ho più apprezzato nella graphic novel: i flashback sull’infanzia e sulla giovinezza del calciatore, e sui retroscena del suo rapporto d’amicizia con Flavio; l’adozione dello stile delle vecchie figurine Panini per raccontare i passaggi da una squadra all’altra, dal Cesena alla Roma, dal Bari alla Samb al Catanzaro, e tutta una serie di omaggi al (fantastico) campionato italiano di quel periodo; discrete e poco convincenti le reminiscenze del vecchio Mondiale, invece, costretto a restare decisamente sullo sfondo. Piuttosto sciatta e trascurabile invece tutta la trama criminosa o malavitosa, con un retrogusto da fumettari di limpidissima serie B o peggio farraginosa serie C e parecchi momenti claudicanti. Enrico Brizzi ha mantenuto una stupefacente prolificità e in vent’anni di attività artistica s’è ormai fatto un certo mestiere: come nei lavori dei veri mestieranti, s’intravedono qua e là le cuciture, più o meno pesanti, del suo lavoro artigianale.



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