Una vita cinese – Il tempo del padre

Una vita cinese – Il tempo del padre
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“La grandezza del cielo e della terra non vale la grandezza della benevolenza del partito. L’amore materno e paterno non vale l’amore del presidente Mao. La profondità dei fiumi e dei mari non vale la profondità della fratellanza tra e classi. Mille, diecimila buone cose non valgono il socialismo. Il pensiero di Mao Zedong è il gioiello della rivoluzione. Colui che gli si oppone è nostro nemico”. Questo è uno dei primi ricordi del piccolo Li Kunwu, una canzone delle scuole elementari. A cavallo tra gli anni ‘50 e ‘60 Li Kunwu è solo un bambino. Quando è ancora nella culla, suo padre non vuole che le sue prime parole siano “mamma” o “papà”, ma semmai “Mao” e “Presidente Mao”. Quando è poco più di un ragazzino suo padre è coinvolto negli eventi del Grande balzo in avanti, la vita nelle campagne sta per cambiare radicalmente: tutti i contadini scandiranno insieme la propria giornata, non ci sarà troppo spazio per le vicende private, il lavoro collettivo avrà la precedenza! Saranno i contadini gli eroi della Cina, le pietre angolari del futuro. I numeri delle produzione sono altissimi, la Cina sarà un Paese competitivo: anche se i Russi stanno già esplorando le frontiere dei viaggi nello spazio, tra pochi anni ‒ lo dicono i dirigenti ‒ andrà tutto meglio. Eppure per le strade la gente fatica a trovare da mangiare, anche la mamma di Li...

Portato in Italia dal Add, questo corposo volume è solo il primo di una trilogia autobiografica del disegnatore Li Kunwu, coadiuvato ai testi dal diplomatico Philippe Ôtié, ed è anche la prima opera pubblicata in Italia dal fumettista cinese. Il concept del volume è una ricostruzione della Cina di Mao Tze-Tung nel suo periodo più intenso, quello del Grande balzo in avanti e della Rivoluzione culturale. Siamo, quindi, tra fine degli anni ‘50 e l'inizio degli anni ’60, per spingerci poi fino al 1976, anno della scomparsa di Mao. Il punto di vista è personalissimo e lo si evince anche dal sottotitolo. Il taglio autobiografico dato alla narrazione correla infatti l’ambiente familiare di Li Kunwu – e con esso la figura del padre e del suo impegno politico ‒ con quello più ampio della Cina stessa. È un momento importante per la crescita di Li, perchè la vita politica si interseca prepotentemente con quella privata e la figura di Mao diventa figura onnipresente ed imperante, padre della nazione e dalla inopinabile superiorità intellettuale. La vita del piccolo Li diventa così lo specchio di quegli anni. Spesso questo filtro dell’infanzia ha un sapore quasi favolistico, nonostante scoppi palese il contrasto tra la propaganda di partito e la realtà del popolo e soprattutto della classe contadina. Il ritmo narrativo è alto, costante nell’ottenere l’attenzione del lettore nonostante l’estensione dell’opera e sempre molto diretto. Il tratto di Kunwu, poi, è squisitamente classico, fedelissimo ad una iconografia orientale che chiude il cerchio dello spirito con cui Una vita cinese è stato realizzato.



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