Vincent Van Love

Vincent Van Love

“Il giorno in cui ti innamorerai, ti accorgerai con stupore dell’esistenza di una forza che ti spinge ad agire e sarà la forza del cuore”, dice Vincent Van Gogh. Figlio di un pastore della società riformata olandese, porta il nome di suo fratello morto appena nato, qualche anno prima di lui. Vincent crebbe così, vedendo una tomba che portava scolpito sulla lapide il suo stesso nome. Eppure non si abbandona alla disperazione: nonostante tutto, ma davvero tutto, sembra congiurare contro di lui, Vincent continua ad avere una voglia di vivere, di amare e di essere amato che lo portano alla follia. Letteralmente. “Se oggi non valgo nulla, non varrò nulla nemmeno domani; ma se domani scoprono in me dei valori vuol dire che li posseggo anche oggi. Poiché il grano è grano anche se dapprima la gente lo prende per erba”, dice Vincent Van Gogh. E lo dice anche dopo che è andato via di casa, da una famiglia incapace di dargli l’amore e gli stimoli di cui la sua anima ha bisogno. Dopo che prova a diventare un pittore, grazie al supporto economico e morale del fratello Theo. Dopo che vien rifiutato da Kee, di cui si innamora follemente. E dopo aver trovato, forse, in Sien la ragazza che può domare il suo animo inquieto…

Vincent Van Love non è un graphic novel, e non è neanche un libro. È un atto d’amore, lirico e struggente. Ma non è (almeno, non del tutto) un atto d’amore di Ernesto Anderle, il suo autore, no: è un atto d’amore che sgorga impetuoso proprio dal cuore di Vincent Van Gogh, di cui Anderle sembra farsi soltanto filtro, strumento, mezzo di comunicazione. Lo dice chiaramente, Ernesto, nell’incontro che abbiamo avuto al Salone del Libro di Torino 2019: “Il libro nasce da una mia esigenza di voler modificare in qualche modo l’idea che il mondo si è fatto di Van Gogh, cioè che fosse cupo e malinconico, pessimista. Attraverso le lettere emerge un’altra persona, che ama le persone e la natura, tutto quello che ha fatto (i dipinti) sono dedicati alle persone. In lui ho visto tanto amore, per questo si chiama Vincent Van Love, e spero che un giorno le persone cambino parere su di lui, e vedano il suo percorso come un inno alla vita, e non al suicidio e alla disperazione”. E ha ragione, perché l’anima di Van Gogh era colorata come i suoi quadri, i suoi girasoli, le sue sedie: anche se dobbiamo contraddirlo solo nel momento in cui nega la malinconia del pittore. Ma non perché lui lo fosse realmente, malinconico: ma solo perché la vita, i dolori, le costrizioni, tutte le prove umane ed emotive a cui fu sottoposto (e non sempre per volontà degli altri, a volte solo perché è la vita a metterti alla prova duramente) lo portarono ad intristirsi, ad addolorarsi, a struggersi probabilmente per non poter trovare uno sbocco che rifluisse tutto l’amore che aveva dentro. Attraverso le lettere del fratello, Anderle restituisce un ritratto allo stesso tempo –parzialmente- inedito e incredibilmente fedele del genio: dalla sua infanzia, all’adolescenza, agli amori infelici con due donne e un uomo, ai gesti inconsulti. Ma tutti vissuti con un impeto amoroso non comune: e tutti filtrati dalla penna lieve, morbida e intensa del tratto di Anderle. Che attinge dal cromatismo dell’autore olandese ma lo sfuma, lo prosciuga e lo riempie con tonalità più dolci e meno violente. Durante la nostra conversazione con lui, dice ancora a proposito del suo tratto e di quello di Van Gogh: “In realtà non ho preso nulla da lui, l’unica cosa è quando faccio vedere i suoi disegni, gli schizzi a matita assomigliano molto a quelli originali. Lui ha disegnato elementi naturali, persone ai margini: io ho voluto inserire una sfumatura che ricordasse lui. Ma ho preferito concentrarmi sul Van Gogh persona, non Van Gogh pittore”. Eppure la penna di Anderle (che sia matita, penna, china, acquerello o pennarello) riesce a catturare gli sguardi e le intenzioni dietro le espressioni, modulando i tratti veloci e apparentemente nervosi del suo stile per comporre un’opera piccola ma ambiziosa, leggera ma profondissima, incredibilmente densa e coesa nel suo portare avanti con lucidità ma con amore una missione: ridare dignità emotiva ed umana a Vincent Van Gogh. Che alla fine del libro sarà realmente, definitivamente, Vincent Van Love.



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