Visione – Un po’ peggio di un uomo

Visione – Un po’ peggio di un uomo

Una stradina tranquilla, casette a schiera, dei vicini gentili e sorridenti. Due di loro stanno bussando alla porta dei nuovi arrivati. Hanno un vassoio di biscotti in mano. La porta viene aperta da un elegante signore dalla pelle rossastra. È la Visione, sintezoide e vendicatore, ed accanto a lui ci sono la moglie Virginia, il figlio Vin e la figlia Viv. Gemelli. Tutti somigliano alla Visione. Sono stati costruiti dalla Visione! Sono la sua famiglia! E nessuno di loro mangerà quei biscotti. Per tutto il vicinato i Visione sono una novità, qualcuno non sa ancora cosa pensarne, altri sono troppo occupati a far loro foto o a spiarli di nascosto. Sembra una bella vita, la loro. Ma le notti di Visione sono inquiete. Non ha bisogno di dormire, per lui la notte è un buon momento per l’elaborazione dei dati acquisiti durante il giorno, eppure gli capita di interrompersi, di pensare ai tracciati cerebrali usati per dare una personalità a sua moglie. La ama, sì, ma perché è così turbato? E com’è la giornata di Virginia mentre lui è fuori in missione? E se qualche vecchio nemico decidesse di bussasse alla loro porta?

La Visione è un membro storico dei Vendicatori sin dal 1968, quando debuttò in “Avengers” 57 (in Italia sulla testata “Thor” della Corno nel numero 69 del 1973) per mano di Roy Thomas e del grande John Buscema, prima come avversario dei Vendicatori creato da Ultron e poi come membro stabile del gruppo. Durante la sua carriera la Visione ha avuto sempre un obiettivo: quello di avvicinarsi il più possibile alla natura umana, nonostante egli sia un “sintezoide”, un essere artificiale, per giunta creato col solo scopo di annientare i suoi futuri compagni. Negli anni è stato eroe, marito di Scarlet Witch, padre di due figli (nati, in realtà dalla magia caotica della stessa Scarlet), smantellato, ricreato, ucciso, ed infine, ricostruito. Una volta è persino impazzito riuscendo a prendere il controllo degli Stati Uniti! La versione di Tom King non tradisce la natura del personaggio, vi rimane coerente e lo spinge in un percorso umano come non si era mai visto prima, affrancando quasi tutta la narrazione dalla chiave supereroistica per inscenare la vicenda in un quartiere benestante di Washington D.C., una comunità ristretta in cui seguiamo il processo di integrazione di una famiglia di sintezoidi in mezzo a normali esseri umani, tra comparsate dei Vendicatori, scene di vita quotidiana, citazioni dei Peanuts e drammi liceali. King si muove tra i ragionamenti logici di una I.A. ed il tentativo di comportarsi come persone in carne ed ossa, tant'è che le sequenze migliori, forse, sono proprio quelle minori, gli intermezzi e le parentesi dalla trama principale vera e propria. Di questa serie, però, la qualità più evidente e indiscussa è il suo essere in perfetta continuity con le altre serie regolari, cosa che la rende – con tutte le sue novità ed i suoi eccessi – una delle proposte più interessanti ed audaci del nuovo corso Marvel.



 

 

 

 

 
 
 
 

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